Campagna acquisti

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Dopo l’acquisizione di ICQ da parte dei russi, ieri in tarda serata Hewlett-Packard, forse la più grande azienda di informatica del mondo, ha fatto shopping “griffato” e per la modica cifra di 1,2 miliardi di dollari si è aggiudicato Palm, ex leader del mercato dei palmari.

La cessione arriva proprio nel momento di maggior splendore della categoria (i palmari, appunto), ma in quello di minor splendore di Palm. Hewlett-Packard ha quindi preso due piccioni con una fava, acquistando un’azienda tecnologicamente all’avanguardia, ma in crisi, quindi a un prezzo nettamente più contenuto di qualche anno fa.

Aspettiamoci dunque nel giro di pochi mesi l’arrivo nel mercato mobile di un nuovo competitor. Che sia a marchio hp o Palm, forse, è indifferente: sarà l’utente finale a stabilire se l’acquisizione ha funzionato.

ICQ diventa russo

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Verso la fine degli anni Novanta, quando ancora non c’erano MSN, Google Talk, Facebook, lui c’era già! Pariamo di ICQ, il programma di chat di riferimento della mia adolescenza e comunque un baluardo fondamentale della categoria.

Oggi questo pioniere delle chat è passato di proprietario: da AOL, che lo aveva comprato qualche anno fa, ICQ passa alla DST, società di investimento russa. Valore dell’operazione: 187.5 milioni di dollari. Se si pensa che AOL l’aveva acquistata nel 1998 per 400 milioni, si capisce di come il principale provider americano non vedesse l’ora di liberarsene.

Peccato.

L’estinzione del buon senso

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Quanti di voi mangerebbero una tartina di leone? Oppure di panda? Nessuno, credo. Al di là delle motivazioni culturali, tutti diremmo: “Guai, sono animali in estinzione”. Questo è vero, sono animali a rischio, ma forse non così tanto.

Nella Red List dello IUCN, il principale database di specie animali, esiste un motore di ricerca attraverso cui monitorare la situazione di ognuna di esse, dalla più piccola alla più grande, dalla più nota alla più sconosciuta. Il “grado di rischio” di ciascuna specie varia in base ad alcuni parametri.

Il Panda (Ailuropoda melanoleuca), simbolo del WWF e del rischio di estinzione per antonomasia, è considerato ENDANGERED, ovvero “a rischio”. Se però ci divertiamo con il motore di ricerca, scopriamo che l’anguilla (Anguilla anguilla) è CRITICALLY ENDANGERED. Quella sì che è a rischio estinzione. Però è sott’acqua, non è morbidosa e non ne esiste una versione peluche di Trudy.

Giocare con la natura, come si è visto con la nube islandese, può essere molto rischioso. Nel giorno in cui dovremo mangiare panda perché non ci sarà nient’altro forse ce ne renderemo conto.

Floppy disc addio

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Con i floppy disc ho avuto un rapporto di amore-odio.

Amore, perché negli anni ’90 in Italia non esistevano alternative. Il mio primo masterizzatore è arrivato solo nel 1996, costoso e poco affidabile.

Odio, perché era lento e poteva contenere pochissimi dati. Il più capiente riusciva a sopportare 1.44 MB, una quantità ridicola rispetto agli hard disk esterni in vendita in questo periodo, della capacità di 1 TB, circa un milione di MB, cioè 700 mila floppy.

L’allievo supera il maestro e quest’ultimo va in pensione.

È di oggi, infatti, la triste decisione interromperne la produzione da parte di Sony, che il floppy l’ha inventato alla fine degli anni Settanta.

Dopo un ventennio di utilizzo sfrenato, ormai meno del 2% dei computer possiede un lettore di floppy disc; non conviene più produrne. Così da marzo 2011 il colosso giapponese ne cesserà la produzione e distribuzione, relegandolo solo ai gloriosi ricordi dei nerd degli anni Ottanta.

iPad e l’insonnia

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Dormo poco e male. Lo so, ne sono consapevole e spesso ho concluso che la mia vita davanti al PC potesse esserne la causa. C’è chi fuma, chi beve e chi consuma litri di caffè. Io uso il mio computer, per tanto tempo, spesso consecutivo.

All’uscita di iPad come e-book reader, il mio scetticismo nei confronti di questi dispositivi era aumentato: se sto davanti al monitor anche quando leggo i libri, altro che insonnia…

Oggi alcuni studiosi hanno scoperto che è proprio così: gli schermi LCD provocano insonnia, in particolare se utilizzati prima di addormentarsi. Questo, in soldoni, si traduce in occhi sbarrati e pensieri continui per tutte quelle persone che, proprio per addormentarsi, leggono un libro… sull’iPad!

Meglio Kindle, quindi. Il reader rivale made in Amazon utilizza infatti l’inchiostro elettronico, che all’apparenza sembra un cristallo liquido, ma che in realtà non ha bisogno di retroilluminazione e quindi favorisce un fisiologico sonno se utilizzato prima di coricarsi.

Consigli per un editoriale

Ieri e oggi, weekend del 25 aprile ma, soprattutto, weekend, abbiamo fatto come sempre lezione di giornalismo scientifico. Questa volta con Pietro Greco, rappresentante illustre della categoria, autore con Nico Pitrelli del volume “Scienza e media ai tempi della globalizzazione” .

La lezione di oggi verte sull’editoriale, articolo di solito presente nella prima pagina del quotidiano. Certo, è buffo che in un corso per attuali disoccupati in cerca di professione venga insegnato il punto più alto del lavoro che si accingono a fare. È un po’ come se durante un corso per factotum in arrivo al Mac Donald’s insegnassero a dirigerlo. Magari prima facciamo panini, eh?

Rielaboro il contenuto della lezione, prendendomene ogni responsabilità (se c’è qualche vaccata, è tutta colpa mia). Un editoriale, tendenzialmente, è un articolo che contiene:

  • Tesi forte. L’editoriale non deve descrivere gli eventi, ma deve prendere una posizione, spesso di tipo politico.
  • Argomentazione. Ogni tesi che si rispetti deve essere argomentata. L’autore deve convincere, non descrivere.
  • Chiusura. Non deve essere generica, ma rigorosa.
  • Interesse generale. Il target dell’articolo deve essere generico, quindi argomenti non troppo specifici e pochi tecnicismi. Possono, anzi spesso devono, essere presenti dati utili ad argomentare la tesi.
  • Individuare nocciolo. Deve essere chiaro il percorso dell’autore dell’editoriale.
  • Luoghi comuni. Vanno evitati, anche se spesso sono inevitabili.
  • Aggettivazione. Non essendo l’editoriale un testo descrittivo, può permettersi aggettivi e avverbi “forti”.
  • Eleganza. Non deve mai scadere, ma eventualmente far riflettere il lettore.

Il successo logora chi ce l’ha

Ho appena scritto al Fatto Quotidiano, oltre che lamentare per la terza volta la mancata ricezione di un numero del giornale, per segnalare un errore che definire “grossolano” sarebbe un complimento: a pagina 19 del numero di oggi 25 ottobre c’è una vignetta già pubblicata il giorno 16 ottobre.

Potevo forse sopportare le decine di errori di battitura che ogni giorno costellano il giornale, tuttavia mi sembra che la situazione stia degenerando.

Ricapitoliamo:

  • Padellaro (il direttore) sostiene che la sopravvivenza del giornale era prevista intorno a 30mila copie.
  • Il Fatto Quotidiano si vanta praticamente tutti i giorni di superare 100mila copie di tiratura.
  • Il giornale non riceve finanziamenti statali (e per questo ha tutta la mia stima), ma contiene pubblicità, costa 1.20 euro, ed è formato da 20 pagine.

Ora: cosa aspettano ad assumere un correttore di bozze?

Pantone

Altro che “l’immagine è zero”, come recitava tempo fa una nota pubblicità di bibite. L’immagine è tutto, soprattutto per le grandi aziende, e soprattutto per i colori.

Se infatti può passare inosservato il “blu IBM” della cravatta di un mio amico (alla fine si tratta pur sempre di una cravatta), salta però all’occhio la decisione di una nota casa farmaceutica di dare al suo sciroppo per la tosse lo stesso colore del logo. Ecco la foto.

Vicks MediNait

Notata la somiglianza tra il liquido nel flacone e il logo “Vicks” sulla confezione? Qualcuno può pensare a un caso, uno scherzo del destino che ha voluto che lo sciroppo avesse proprio quella gradazione di verde. E invece no. Basta sbirciare tra gli ingredienti.

Ingredienti del Vicks MediNait

Ecco che il mistero è risolto: giallo chinolina e blu indigotina. Anche un bambino delle scuole elementari sa che blu e giallo mescolati producono il verde.

La domanda, quindi, non può essere che questa: quale è il colore originale del prodotto senza i coloranti? Saranno dannosi per la nostra salute? Questo sciroppo farà la fine del Vicks VapoRub, ritirato dal mercato perché possibile causa di problemi respiratori nei bambini predisposti?

LCSD: Le Casalinghe Saper Devono

di Alice Gioia

Più che un corso per imparare a scrivere articoli di divulgazione scientifica, il Laboratorio di Comunicazione Scientifica e Divulgativa è una vera e propria scuola di sopravvivenza. Anche quest’anno, nelle aule del Collegio Nuovo, Marco Cagnotti (giornalista free lance per il Corriere del Ticino e non solo) metterà a disposizione la sua competenza professionale per tutti coloro che avranno voglia di guardare da vicino il mondo della divulgazione scientifica. Il corso è rivolto specialmente agli apprendisti scienziati che, per qualche ora alla settimana, possono smettere di descrivere il mondo secondo formule matematiche e incominciare a raccontarlo. Ma è aperto anche a quei letterati più volonterosi, che magari sognano di fare i giornalisti ma non hanno mai avuto il coraggio di prendere in mano una penna.
Perchè si comincia proprio dalle basi, seguendo il motto che dà senso all’acronimo del corso, e che dovrebbe rappresentare la missione di ogni divulgatore che si rispetti: Le Casalinghe Saper Devono. Ovvero: spiegare un concetto di fisica quantistica alle amiche casalinghe di Voghera, senza per questo ridursi a schemi semplicistici e inesatti, è possibile. Anzi, è la sfida di ogni giornalista, che si informa, rielabora e poi descrive fatti, avvenimenti, scoperte al proprio pubblico.
E quindi: come si pensa un articolo, come si cercano le fonti e le informazioni, quali sono le tecniche di scrittura e di rifinitura per estrarre da un guazzabuglio confuso di idee un pezzo con un filo logico e una struttura precisa.
Ma non solo: durante il corso è possibile ficcare il naso nel mondo della divulgazione in Italia e all’estero. A partire dalla storia della divulgazione scientifica (da Galileo a Piero Angela, tanto per intenderci), passando attraverso le vicende degli ultimi anni delle riviste che se ne occupano, il Professor Cagnotti porta i suoi alunni alla scoperta di una branca del giornalismo spesso un po’ negletta, ma molto significativa. Senza risparmiarsi nell’insegnare anche qualche trucco del mestiere: come proporsi ad una redazione, come scegliere i temi adatti e come trattare i rapporti con i colleghi e con le fonti. Insomma, una rapida infarinatura di quel savoir faire che è indispensabile nella vita di un giornalista. All’interno del corso, poi, esistono dei momenti pensati apposta per un approccio diretto con gli allievi (o “discepoli”, come li chiama il Professor Cagnotti): ogni settimana è possibile scrivere articoli che verranno corretti e, se meritevoli, pubblicati sul sito di Ticino Scienza, ed è inoltre programmata una parte seminariale del corso in cui gli aspiranti divulgatori possono mettersi alla prova. Ma non voglio aggiungere nulla di più; chi è interessato, si butti. Ogni anno il corso riserva molte piacevoli sorprese.
Ulteriori info su: http://colnuovo.unipv.it/corsi_seminari.html; http://web.ticino.com/lcsd/home.htm.

Il Fatto Quotidiano, Santoro e la compagnia dei “farabutti”

Sì, è vero, così si ricade nel banale, tuttavia continuo a stupirmi del crescente numero di persone che legge “Il Fatto Quotidiano” e guarda programmi come “Annozero”. Per la televisione, posso solo basarmi sui dati auditel, analisi statistiche su un campione di poche migliaia di persone. Per il Fatto Quotidiano, invece, continuo a vedere in giro, sul treno e nei bar decine di persone che ne possiedono una copia (tutto ciò è nulla rispetto al kebabbaro di Padova dove compariva “Le Scienze” tra le letture lasciate lì per ammazzare il tempo).
Sperando che l’apparenza rispecchi la realtà, intravedo una sorta di retromarcia rispetto alla disinformazione che imperversa in televisione e nei giornali, a causa dei legami strettissimi tra i media e il mondo della politica.
Forse qualcosa sta cambiando, e la sopravvivenza di un quotidiano come “Il Fatto” (niente finanziamenti statali) dei prossimi mesi sarà un segno concreto che la situazione in Italia può migliorare. O, più probabilmente, abbiamo raggiunto il fondo da cui si può solamente risalire.