Il successo logora chi ce l’ha

Ho appena scritto al Fatto Quotidiano, oltre che lamentare per la terza volta la mancata ricezione di un numero del giornale, per segnalare un errore che definire “grossolano” sarebbe un complimento: a pagina 19 del numero di oggi 25 ottobre c’è una vignetta già pubblicata il giorno 16 ottobre.

Potevo forse sopportare le decine di errori di battitura che ogni giorno costellano il giornale, tuttavia mi sembra che la situazione stia degenerando.

Ricapitoliamo:

  • Padellaro (il direttore) sostiene che la sopravvivenza del giornale era prevista intorno a 30mila copie.
  • Il Fatto Quotidiano si vanta praticamente tutti i giorni di superare 100mila copie di tiratura.
  • Il giornale non riceve finanziamenti statali (e per questo ha tutta la mia stima), ma contiene pubblicità, costa 1.20 euro, ed è formato da 20 pagine.

Ora: cosa aspettano ad assumere un correttore di bozze?

Pantone

Altro che “l’immagine è zero”, come recitava tempo fa una nota pubblicità di bibite. L’immagine è tutto, soprattutto per le grandi aziende, e soprattutto per i colori.

Se infatti può passare inosservato il “blu IBM” della cravatta di un mio amico (alla fine si tratta pur sempre di una cravatta), salta però all’occhio la decisione di una nota casa farmaceutica di dare al suo sciroppo per la tosse lo stesso colore del logo. Ecco la foto.

Vicks MediNait

Notata la somiglianza tra il liquido nel flacone e il logo “Vicks” sulla confezione? Qualcuno può pensare a un caso, uno scherzo del destino che ha voluto che lo sciroppo avesse proprio quella gradazione di verde. E invece no. Basta sbirciare tra gli ingredienti.

Ingredienti del Vicks MediNait

Ecco che il mistero è risolto: giallo chinolina e blu indigotina. Anche un bambino delle scuole elementari sa che blu e giallo mescolati producono il verde.

La domanda, quindi, non può essere che questa: quale è il colore originale del prodotto senza i coloranti? Saranno dannosi per la nostra salute? Questo sciroppo farà la fine del Vicks VapoRub, ritirato dal mercato perché possibile causa di problemi respiratori nei bambini predisposti?

LCSD: Le Casalinghe Saper Devono

di Alice Gioia

Più che un corso per imparare a scrivere articoli di divulgazione scientifica, il Laboratorio di Comunicazione Scientifica e Divulgativa è una vera e propria scuola di sopravvivenza. Anche quest’anno, nelle aule del Collegio Nuovo, Marco Cagnotti (giornalista free lance per il Corriere del Ticino e non solo) metterà a disposizione la sua competenza professionale per tutti coloro che avranno voglia di guardare da vicino il mondo della divulgazione scientifica. Il corso è rivolto specialmente agli apprendisti scienziati che, per qualche ora alla settimana, possono smettere di descrivere il mondo secondo formule matematiche e incominciare a raccontarlo. Ma è aperto anche a quei letterati più volonterosi, che magari sognano di fare i giornalisti ma non hanno mai avuto il coraggio di prendere in mano una penna.
Perchè si comincia proprio dalle basi, seguendo il motto che dà senso all’acronimo del corso, e che dovrebbe rappresentare la missione di ogni divulgatore che si rispetti: Le Casalinghe Saper Devono. Ovvero: spiegare un concetto di fisica quantistica alle amiche casalinghe di Voghera, senza per questo ridursi a schemi semplicistici e inesatti, è possibile. Anzi, è la sfida di ogni giornalista, che si informa, rielabora e poi descrive fatti, avvenimenti, scoperte al proprio pubblico.
E quindi: come si pensa un articolo, come si cercano le fonti e le informazioni, quali sono le tecniche di scrittura e di rifinitura per estrarre da un guazzabuglio confuso di idee un pezzo con un filo logico e una struttura precisa.
Ma non solo: durante il corso è possibile ficcare il naso nel mondo della divulgazione in Italia e all’estero. A partire dalla storia della divulgazione scientifica (da Galileo a Piero Angela, tanto per intenderci), passando attraverso le vicende degli ultimi anni delle riviste che se ne occupano, il Professor Cagnotti porta i suoi alunni alla scoperta di una branca del giornalismo spesso un po’ negletta, ma molto significativa. Senza risparmiarsi nell’insegnare anche qualche trucco del mestiere: come proporsi ad una redazione, come scegliere i temi adatti e come trattare i rapporti con i colleghi e con le fonti. Insomma, una rapida infarinatura di quel savoir faire che è indispensabile nella vita di un giornalista. All’interno del corso, poi, esistono dei momenti pensati apposta per un approccio diretto con gli allievi (o “discepoli”, come li chiama il Professor Cagnotti): ogni settimana è possibile scrivere articoli che verranno corretti e, se meritevoli, pubblicati sul sito di Ticino Scienza, ed è inoltre programmata una parte seminariale del corso in cui gli aspiranti divulgatori possono mettersi alla prova. Ma non voglio aggiungere nulla di più; chi è interessato, si butti. Ogni anno il corso riserva molte piacevoli sorprese.
Ulteriori info su: http://colnuovo.unipv.it/corsi_seminari.html; http://web.ticino.com/lcsd/home.htm.

Il Fatto Quotidiano, Santoro e la compagnia dei “farabutti”

Sì, è vero, così si ricade nel banale, tuttavia continuo a stupirmi del crescente numero di persone che legge “Il Fatto Quotidiano” e guarda programmi come “Annozero”. Per la televisione, posso solo basarmi sui dati auditel, analisi statistiche su un campione di poche migliaia di persone. Per il Fatto Quotidiano, invece, continuo a vedere in giro, sul treno e nei bar decine di persone che ne possiedono una copia (tutto ciò è nulla rispetto al kebabbaro di Padova dove compariva “Le Scienze” tra le letture lasciate lì per ammazzare il tempo).
Sperando che l’apparenza rispecchi la realtà, intravedo una sorta di retromarcia rispetto alla disinformazione che imperversa in televisione e nei giornali, a causa dei legami strettissimi tra i media e il mondo della politica.
Forse qualcosa sta cambiando, e la sopravvivenza di un quotidiano come “Il Fatto” (niente finanziamenti statali) dei prossimi mesi sarà un segno concreto che la situazione in Italia può migliorare. O, più probabilmente, abbiamo raggiunto il fondo da cui si può solamente risalire.

Il futuro del giornalismo

Il test che ho fatto per la SISSA prevedeva una rosa di sei argomenti, tutti di stampo scientifico, tra i quali ne ho selezionato uno sul futuro del giornalismo, con attenzione a quello scientifico. L’argomento è vasto e due facciate sono poche, tuttavia credo di aver composto un pezzo forse non bellissimo, ma all’altezza delle aspettative della Commissione. Un’eventuale mia presenza all’orale sarà la prova della mia previsione.
La paura della scomparsa dei giornali cartacei e della figura del giornalista professionista sono i soliti timori dell’istinto conservatore che contraddistingue l’essere umano. Quando la radio ha fatto la sua comparsa, si temeva lo stesso destino per i giornali cartacei: informazione in tempo reale, costi abbattuti, comodità. Stesso discorso per la televisione (che addirittura avrebbe dovuto spazzare via anche la radio). E invece sono tutti e tre in salute.
Ora che internet ha fatto la sua comparsa, tutti si aspettano la morte della carta stampata e della figura del giornalista professionista a causa della comparsa del cosiddetto citizen journalism, ovvero il giornalismo del cittadino, dal basso. Analizzando tuttavia la situazione attuale, si vede chiaramente che manca un personaggio in questo processo di cambiamento del giornalismo tradizionale: chi ci assicura che le informazioni trovate in giro per la rete siano affidabili?
Questo, dunque, è il futuro del giornalista: reperire le informazioni che la rete propone quotidianamente e marcarle con un sigillo che ne garantisca la veridicità e l’affidabilità.
Può darsi che in questa fase i giornali cartacei possano comunque subire perdite, anche pesanti, ma queste sono le regole del gioco.
Faccio un esempio. L’Unità, uno dei quotidiani più a rischio in Italia, vende attualmente circa 100 mila copie al giorno. Se dovesse chiudere da un giorno all’altro, le 100 mila persone che regolarmente lo acquistavano devono spostarsi su un’altra scelta. Forse non tutti troveranno l’alternativa alla loro lettura preferita, ma almeno un 80% (quindi 80 mila persone) passeranno a un altro giornale. Probabilmente si divideranno tra “Il Manifesto” e “Repubblica“, dipendentemente dalla loro devozione alle idee di centro sinistra (parte politica cui l’Unità appartiene). Questi due quotidiani aumenteranno quindi la vendita di copie, allungando la vita dei propri editori. Una sorta di “legge del più forte” che decreterà quali di questi quotidiani meritano la sopravvivenza e quali no.
Una volta che la situazione si sarà stabilizzata, forse il quotidiano cartaceo modificherà il suo scopo, puntando ad esempio più sul nome e sull’opinione piuttosto che sulla notizia, per la quale internet è ovviamente più veloce. Il giornale diventerà una sorta di versione “di lusso” dell’informazione.
Questa ovviamente è una mia personale ipotesi, che credo sia possibile e plausibile nel panorama del prossimo futuro. Poi, per il resto, i tempi cambiano in fretta, e un nuovo media potrebbe fare la sua comparsa per sconvolgere ulteriormente i delicati equilibri che governano l’informazione in questi anni.

I miei piani per il futuro

Da due mesi non scrivo per il mio blog, ma per una volta sono giustificato: i miei piani per il futuro, che prevederanno che io scriva molto, mi hanno tenuto occupato.
Da una parte c’è il mio lavoro, difficile da lasciare dall’oggi al domani. Per questo, almeno per quanto riguarda il mio rapporto con AeB, sto pian piano aiutando quelli che potrebbero essere i miei sostituti.
Dall’altra ci sono i preparativi per la festa, il mio futuro. Si tratta del test per il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, svolto ieri, e del Dottorato in Informatica a Milano, di cui ho le varie prove dopo la metà del mese.
Per ora stringo i denti, tengo duro e vedo di mettere tutti i tasselli a posto. Per il futuro, si vedrà.