A ognuno il suo dio

Oggi il noto sito web Pontifex ha pubblicato un articolo (riportato poi da Internet Politica) che definisce il crollo del palco del concerto di Jovanotti come un segnale divino contro il “menestrello del vietato vietare”. In particolare, secondo il blog “vagamente” cattolico, “Dio non manda certamente il male che non vuole. Dio non chiede sofferenze agli umani, ma si ribella e acconsente… acché Satana ci metta alla prova”.

Satana forse ci ha messo alla prova perché ascoltiamo Jovanotti, ma cosa dire delle centinaia di migliaia di morti del terremoto di Haiti, oppure degli spagnoli che hanno perso la vita negli attentati dell’11 marzo 2004, solo per citare i più cattolici? Sarà forse stato un dio di qualche altra religione che li ha messi alla prova, il che tra l’altro ammetterebbe l’esistenza di altre religioni oltre a quella cattolica? Oppure semplicemente il dio cristiano era distratto in quel momento, ma ci vedeva benissimo nel permettere la morte del ragazzo triestino?

Non ho le competenze di rispondere a queste domande, ma di sicuro un altro dio, quello della rete, ha scagliato (e, sì, volontariamente) il suo anatema sul sito che ha pubblicato il post: da qualche ora, infatti, le sue pagine non sono accessibili e sulla homepage è rimasto solo il loro canale Twitter, in cui i malcapitati (ma il loro dio dov’era?) lamentano appunto di essere stati invasi da orde di eretici hacker.

Mai far infuriare il dio del web, perché quello si incazza di sicuro!

Oddio!

Il quotidiano La Stampa, che io stimo anche solo per la presenza di un genio quale è Gramellini, nel 2010 ha avuto 300 mila euro di utile. E cosa ha deciso di fare? Aprire un portale in tre lingue dedicato alla Chiesa Cattolica. Il nome del progetto: Vatican Insider.

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L’unica reazione possibile è: oddio!

Cacca Chiesa in cesso stato

san pietro1

Avete proprio letto bene: ho paragonato la Chiesa allo sterco. All’inizio volevo photoshoppare una bella caccona sopra la fotografia di San Pietro, ma poi mi spiaceva per tutti quegli artisti immortali (come Raffaello, Michelangelo e Bernini, per citarne alcuni) che ne hanno fatto uno dei monumenti più spettacolari del mondo.

Ma non divaghiamo.

Ormai da una vita (seppur non molto lunga, finora) mi chiedo cosa abbia portato l’avere lo Stato della Chiesa in Italia. Ogni volta mi rispondo: merda. Mi vengono infatti in mente solamente cose negative, tra le quali ne ho scelte tre.

  • I Patti Lateranensi. L’Italia è l’unico paese occidentale (correggetemi se sbaglio) in cui tutte le religioni sono uguali, ma una è più uguale delle altre. Così a scuola la Chiesa sceglie gli insegnanti di religione e un matrimonio celebrato in una chiesa cattolica è automaticamente valido anche in comune. Inoltre, non dimentichiamo il furto legalizzato dell’otto per mille, che in un momento di crisi come questo potrebbe portare aria pura alle casse statali.
  • Secondo la Chiesa, se Berlusconi dice una bestemmia “va contestualizzata”. Se però la dice qualcuno al Grande Fratello, allora deve essere immediatamente sbattuto fuori.
  • Esiste ancora una legge secondo la quale un edificio nel Comune di Roma non può essere più alto della cupola di San Pietro. A parte l’idiozia della cosa in sé, che ci paragona a quei Paesi dove l’estremismo religioso la fa da padrone, penso che la regola sia anche illegale, visto che il Cupolone si trova tecnicamente in un altro paese. È come se la Francia decidesse che a Nizza non ci può essere alcun edificio più alto dei palazzi di Monte Carlo. Suona strano, no?

Ora, al di là della mia esuberanza atea, penso che uno stato evoluto, che appartiene al G8 e che si spaccia come culla delle civiltà (l’Italia) deve necessariamente rivedere i suoi rapporto con uno stato enclave come quello della Chiesa. Ad esempio, eliminazione dei Patti Lateranensi e rimozione totale di qualsivoglia riferimento nella Costituzione Italiana. Inoltre, che si adegui ai minimi standard europei: ridimensionamento dei ripetitori di Radio Vaticana ai limiti del tumore, abolizione del segreto bancario, estradizione. Non ci sta? Allora niente Shengen, e obbligo del Passaporto per visitare San Pietro.

Ecco, ho finito; sono sudato, ma contento.

Festeggiamo i morti

ricordi di bambina

Nella mia atea ingenuità, spesso dimentico che molti dei giorni di festa in giro per l’anno sono di natura religiosa. Lunedì, ad esempio, i negozi sono chiusi, gli uffici pure e i ragazzi non vanno a scuola. Perché? Per festeggiare i morti.

Secondo la mia religione, ovvero l’ateismo, questa festività è un’ipocrisia e un insulto alle persone che ci hanno lasciato. Ho superato l’idea, appoggiata troppo spesso dai giornalisti, secondo cui i morti sono sempre persone buone. Muoiono anche i cattivi, perbacco! E per fortuna, aggiungerei.

Se il morto era buono e “vale la pena” riviverne la presenza, sarà ricordato comunque, nei momenti della vita quotidiana: al tavolo dove mangiava, nella stanza dove si cambiava, nell’edicola dove era solito comprare il giornale. Ogni volta che visito un monumento della nostra splendida Italia, mi viene in mente il mio Professore di Storia dell’Arte del liceo. Non riuscirei mai a guardare il Pantheon di Roma senza pensare a lui.

Anche quando passo davanti a casa mia, salutando la signora Carmen mi viene in mente mio nonno che viveva dove ora vive lei.

Nessun giorno vale tanto come i ricordi.

Il paradosso della scienza

2009-10-28-deadcat
Fonte: http://brownsharpie.courtneygibbons.org/?p=1158

Io sono per la scienza. Credo in quello che fa, mi fido di essa e sono fermamente convinto di avere ragione. Sono favorevole alla ricerca sulle cellule staminali, sto con Darwin e non penso che gli OGM facciano male.

Tuttavia mi chiedo: perché io ho questo atteggiamento e altre persone non ce l’hanno?

Semplice: io ho a che fare con la scienza: sono laureato in matematica, seguo un Master in Comunicazione della Scienza e leggo riviste scientifiche. Sembra una risposta banale a un dilemma senza vie d’uscita, ma questa è la mia risposta. Chi ha a che fare con la scienza, generalmente, ne è favorevole, mentre chi non ne ha a che fare, tendenzialmente, è contrario. Ora il punto è: si deve davvero ricorrere alla democrazia per le questioni di etica scientifica? Oppure, dall’altra parte, è “sano” che le persone a favore di una certa cosa sono quelle che dalla cosa traggono profitto?

È sensato che uno scienziato parteggi per OGM e nucleare, così come un cacciatore parteggia per la caccia o un fumatore per la possibilità di fumare nei luoghi pubblici. Ma cosa dire dell’utente comune? Può parlare di scienza come parla di fumo e caccia?

Insomma: il gatto è vivo o morto?

Il Pungolo

La Chiesa Cattolica brasiliana ha scomunicato due medici per aver fatto abortire una bambina di 9 anni vittima di stupri da parte del patrigno. La Chiesa di Roma ha commentato che “l’aborto è un peccato, sempre”. Ora capisco perché i preti di solito prediligono i maschietti: creano meno problemi se qualcosa va storto.

Cancro XVI

Si parla spesso di tumori e di come curarli, senza sapere che quello più grave e subdolo è la Chiesa Cattolica. Come il cancro devasta famiglie, vita e società, così il Vaticano con i suoi interventi che – ahimè – ancora muovono decine di milioni di persone, riesce a intensificare malattie e mettere a repentaglio altrettante vite umane. Basti pensare al proibizionismo nei confronti del profilattico, che provoca la diffusione di virus come l’HIV e conseguentemente la morte di milioni di persone, spesso bambini.

Per fortuna, però, qualcuno ha trovato un vaccino contro questa malattia (la Chiesa): si chiama Barack Obama o, più genericamente, estero. In altre parole, l’unica nazione ancora veramente infetta da questo morbo è l’Italia, nostro malgrado focolaio primario del malore.

Perché nazioni cattoliche come Spagna e Stati Uniti riescono a proporre matrimoni gay, finanziamenti per gli aborti, pillola del giorno dopo gratuita? Semplice: questi stati sono veramente laici.

L’Italia, purtroppo, ha due grossi problemi in relazione alla Chiesa Cattolica, che ne fanno uno stato meno laico di come crediamo.
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Restyling divino

Ieri ho dedicato il mio pomeriggio a guardare presepi in varie chiese di Cuneo. Questa ridente cittadina di provincia, oltre a essere eletta da Topolino “la città della noia”, raccoglie uno zoccolo duro di appassionati di presepi. Ogni anno le opere realizzate da questi personaggi vengono esposte in alcuni punti nevralgici (religiosamente parlando) della città. Chiese, ovviamente.

In uno di questi luoghi sacri/ameni ho trovato una mostra. Non le consuete panche di legno, ma pannelli atti a pubblicizzare nuove forme sinuose per chiese sempre più innovative: calici, candelabri, altari. Con tanto di preti a fianco, come le donnine nude coricate sulle automobili.

Vedere per credere!