Viaggio in Portogallo /1 – 9 dicembre 2010

porto-airport

Dopo la Norvegia, patria del freddo e delle spese folli, ora tocca il Portogallo, realtà decisamente differente ma pur sempre appealing per trascorrere qualche giorno in compagnia. Anche questa è cambiata: al posto di un maschietto (Mattia), mi terranno compagnia due donzelle (Vale e Maria Luisa).

La partenza da Bergamo, 9 dicembre 2010, assume da subito toni drammatici. L’aereo di Ryanair parte in serata, quando a Bergamo la temperatura è a ridosso dello zero. Montgomery e giacca da sci, però, fanno adeguatamente il loro dovere. Si riveleranno inutili, anzi decisamente di troppo, dopo l’arrivo nel caldo Portogallo, nonostante l’ora tarda: la temperatura media oscillava tra i 10 e i 15 gradi.

L’aeroporto di Porto è moderno, nuovo, e presenta una nazione in cui la situazione globale è ben diversa. Ci buttiamo subito sullo stanzino Hertz, completamente vuoto, dove una voce registrata in una cornetta ci invita ad aspettare il pullman giallo che ci avrebbe portato nella sede (altrettanto gialla) dell’azienda di car rent. Nell’attesa del nostro turno, ci buttiamo subito sulle macchinette di bibite e porcate varie. Io e la Vale ci deliziamo con un Twix, mentre Maria Luisa acquisterà il primo di una lunga serie di latte e cioccolato, scelta forzata a causa della sua celiachia.

Alla fine ci hanno dato una Fiat Punto, alla quale aggiungiamo tutte le assicurazioni possibili. La storia vuole che quando si assicura tutto poi non succede nulla, ma in realtà questa volta il sig. Murphy si è distratto e l’assicurazione si rivelerà di fondamentale importanza.

Nel momento di prendere l’autostrada, scopriamo l’assurdità del sistema di pedaggio: in alcune parti il sistema è identico a quello italiano, il che non ci crea particolari problemi; in altre parti, però, il sistema funziona in un modo che definire “malato” non renderebbe adeguatamente l’idea. Il casello è sostituito da una macchina fotografica, che scatta un’istantanea della targa e segna il pedaggio da pagare. Ventiquattro ore dopo bisogna andare all’Ufficio Postale per pagare il dovuto. Non è dato sapere come i turisti possano pagare l’ultimo giorno di permanenza, non avendo a disposizione un Ufficio Postale portoghese 24 ore dopo l’ultimo viaggio.

Impostiamo dunque il navigatore satellitare verso Coimbra, la nostra prima meta. Arriviamo a destinazione senza alcun problema, anzi decisamente di buon umore dopo aver ascoltato la sensuale voce femminile sintetizzata del Navigon che recita gli improbabili nomi delle strade portoghesi.

L’ostello è molto gradevole e rappresenta solo il primo di una lunga serie di ottime sistemazioni notturne, nonostante il suo aspetto trasandato all’esterno. Dopo esserci sistemati, andiamo verso il centro per cenare in un ristorante consigliato a Maria Luisa da una sua amica. Purtroppo, data l’ora tarda (erano le 23 circa), dobbiamo rinunciare e ripieghiamo verso un locale vicino, dal nome evocativo Aeminium, l’antica denominazione della città. Io e Vale ordiniamo un doppio piatto di carne e verdure, mentre Maria Luisa opta per il pesce. Mentre noi divoriamo le enormi porzioni che caratterizzano la cucina portoghese, un’enorme tavolata di adolescenti domina il rumore del locale. Alcuni di loro si recano in bagno, uscendone strofinandosi il naso. Ma non voglio trarre conclusioni affrettate.

Usciamo soddisfatti e satolli, abbandonando nel ristorante metà delle nostre porzioni.

In ostello Maria Luisa incontra un uomo seminudo nel bagno unisex (decisamente un’anomalia rispetto alla mia esperienza), ma per fortuna questo non sconvolge più di tanto la sua esistenza. A parte le lenzuola all’apparenza ultra-sintetiche e l’assenza del riscaldamento, la notte procede senza ulteriori intoppi.

Alle prime armi

Come già scritto ieri, sono tornato qualche giorno a casa. Dopo aver sostituito l’hard disk del computer dei miei genitori, appena comprato, ho deciso di riprendere in mano vecchi scatoloni polverosi per ripescare i giornalini del mio periodo liceale.

Trattasi di

  • 4 numeri di “Il Luigino Scatenato”, anno scolastico 1996/1997.
  • 2 numeri di “Il nuovo Luigino Scatenato”, anno scolastico 1997/1998.
  • 6 numeri di “Skolaro”, anno scolastico 1999/2000.
  • 7 numeri di “Skolaro”, anno scolastico 2000/2001.

Ci sarebbe anche “Il Fulmine”, giornalino con cui mi dilettavo durante i miei anni alla scuola media, ma penso che tutti i numeri stampati si siano persi nelle pieghe del tempo che passa. A malapena mi ricordo come fossero fatti.

In tutto ben 19 numeri, quindi, per la gran parte dei quali ho seguito tutto il processo: scrittura di alcuni articoli, impaginazione, correzione di bozze, stampa, distribuzione. Se a questi aggiungo i 68 numeri di Inchiostro, relativi al mio periodo universitario e post-universitario (2004/2010), mi faccio quasi paura.

Spero di riuscire a inserire il tutto online durante le vacanze di Natale. Purtroppo i file originali sono andati perduti, per cui dovrete accontentarvi di PDF ricavati dalla scansione dei numeri.

Tante cose, tutte in un giorno, come sempre

Ultimamente sono stato un po’ assente sul mio blog, lo so. Ho tante cose da fare e, soprattutto ultimamente, tante a cui pensare.

Ogni giorno, per ciascuno di noi, è ricco di avvenimenti, scoperte piccole o grandi, rimpianti, casualità. Oggi, ad esempio, ho invitato a pranzo un amico di lunga data che non vedevo da tempo, abbiamo fatto i piccoli nerd e ho scoperto che devo ripensare seriamente al mio dottorato di ricerca, per fare qualcosa di mio. Dovevo addirittura andare a parlare a Milano con il mio docente di riferimento, ma troppe casualità mi hanno fatto propendere a un rinvio: la neve, la chiusura del Dipartimento, la mia partenza per Vallecrosia. Almeno ho tempo per riflettere e prendere una decisione.

Poi oggi ho rivisto un’altra persona ex-pavese ormai fisso in terra straniera, con cui ho trascorso una piacevole ora a parlare di Wikileaks, politica italiana, videogiochi. Chi mi conosce sa benissimo di chi sto parlando. Sulla quesione Wikileaks ho poi trovato un post interessante di Piergiorgio Odifreddi, “Le rivelazioni matematiche di Assange“.

Infine, per ammazzare il tempo nel mio viaggio in treno, mi ha tenuto compagnia un cartone animato di rara bellezza e, soprattutto, profondità, “Mary and Max“. Di produzione australiana, non è stato mai importato in Italia (e quindi nemmeno tradotto), ed è realizzato in stop-motion con pupazzi di plastilina.

Tra poco sarò a casa, dove rilassarmi qualche giorno, in attesa di partire per il Portogallo.

Non una giornata speciale, quindi, di quelle “da film”, ma con la dignità di un giorno da vivere. Come tutti gli altri.

La pubblicazione fa l’uomo ladro

fanelli

Pubblico qui di seguito un’intervista che ho realizzato per Jekyll.

Daniele Fanelli, un passato da giornalista per le pagine di New Scientist e Le Scienze, ora si occupa di sociologia della scienza presso l’Università di Edimburgo. Sarà a Trieste il 25 novembre, in occasione del IX Convegno Nazionale sulla Comunicazione della Scienza, con un intervento dal titolo “Come la scienza fa notizia, e la notizia fa la scienza, in Italia e Gran Bretagna”. In un recente articolo, Fanelli parla di cattiva scienza, e di come a volte i ricercatori “barino” nel presentare i loro risultati. In che senso? E chi sono i più “cattivi”? Glielo abbiamo chiesto.

[audio:http://www.ziorufus.it/wp-content/uploads/2010/11/fanelli.mp3|titles=Intervista a Daniele Fanelli]

Continue Reading…

Amazon diventa (anche) italiano

r_amazon_it

Dopo mesi, anzi anni, di attesa, finalmente Amazon sbarca in Italia. E lo fa in gran stile.

Dalla lettera che compare in homepage, al pubblico del Belpaese sono riservati i primi articoli della sezione giocattoli e l’incredibile Amazon Prime: 10 euro e spedizioni gratis per un anno intero.

Non vedo l’ora di provarlo. Anzi, lo sto già facendo.

Pagare le tasse è bellissimo?

Sono un lavoratore autonomo, i miei clienti sono per lo più per aziende ed enti pubblici, quindi anche volendo è per me impossibile eseguire lavori brevi manu, per così dire.

Oggi mi è arrivata la solita mail del commercialista, anticipo tasse per il 2011 (quindi sono soldi sui miei guadagni “presunti” del prossimo anno): 5.800 euro! Ma stiamo scherzando?

Pagare le tasse è una merda, altro che bellissimo!

Quelle reti italiane insicure

Non è una novità, ma il caso è saltato nuovamente alla cronaca dopo la pubblicazione da parte del mensile specialistico ioProgrammo: le reti wireless italiane di Alice e Fastweb sono insicure.

Non tanto per la crittografia in sé che, trattandosi di WPA2, è comunque la migliore a disposizione sul mercato, tanto per il fatto che la password (chiave) da usare per la connessione è direttamente derivabile dall’ESSID, ovvero quella parolina che compare sul nostro computer quando facciamo la scansione delle reti wireless nei paraggi.

Questa svista dei due principali operatori italiani non è passata inosservata alla comunità “hacker”, che ha inizialmente segnalato il problema a Telecom Italia e Fastweb e poi, in assenza di risposta, ha divulgato l’informazione.

Sul sito di White Hats Crew potete trovare gli articoli originali.

Alla luce del fatto che nei router Fastweb non è possibile modificare la password per “motivi di sicurezza”, è più criminale chi vi vende un’automobile che non può essere chiusa a chiave oppure chi ruba l’auto perché sa che ha questo difetto?