Viaggio in Portogallo /3 – 11 dicembre 2010

pasteis_de_belem

Il risveglio al mattino non è stato dei migliori: la ragazza dell’Alaska che ha condiviso la camera con noi non ha smesso un secondo di russare e per me che ho il sonno leggero è stato un vero e proprio trauma. La Vale non ha di questi problemi e ha ronfato come un sasso.

Per fortuna la colazione era da leccarsi i baffi. Una boccolosissima signora di mezza età ci aspettava nella hall dell’albergo con addirittura due opzioni tra cui scegliere: uova e pancetta in stile anglosassone oppure crêpe con marmellata e nutella in stile mediterraneo. Optiamo per la seconda scelta e ci sbafiamo la nostra porzione di crêpe.

Chiara, la cugina di Maria Luisa, è impegnata con l’università per tutta la mattina, quindi ci incontriamo in centro con Maria Luisa per andare alla scoperta della chiesa di Santa Maria di Belém, nella zona ovest di Lisbona. Qui ci attende una seconda colazione nel locale storico Pastéis de Belém a base di un dolce molto tipico del Portogallo, il pastéis, appunto.

Dopo l’obbligata visita alla torre (con relative foto al limite della decenza tipiche dei turisti in vacanza), si torna in centro per l’appuntamento con la cugina di Maria Luisa. Nell’attesa, le due fanciulle scoprono (mio malgrado) alcune bancarelle di ninnoli vari. Per fortuna Chiara non si fa troppo aspettare.

Il pranzo è una sorpresa, così come il viaggio per arrivarci. Prendiamo infatti lo storico tram 28, le cui carrozze risalgono agli inizi del secolo scorso. All’arrivo ci aspetta un bistrot di paese, tipico e poco turistico, che ci serve manicaretti da leccarsi i baffi (e io che i baffi li ho davvero so di cosa parlo).

La seconda parte della giornata trascorre in un vecchio mercato, dalle dimensioni spropositate, che i portoghesi chiamano “mercato delle cose rubate”. Al suo interno si trova qualunque cianfrusaglia che possa venire in mente: dalle sorpresine dell’equivalente degli ovetti Kinder autoctoni, a pezzi di cellulare palesemente rotti, passando per vestiti nuovi e usati, scarpe (anche una sola) e porcellana varia. Qui trovo un paio di oggetti che possono interessarmi: li porto a casa con circa cinque euro.

Lungo la strada del ritorno, seguendo a piedi il tracciato del tram 28 ci fermiamo a prendere un tè su un Miradouro, dal quale la vista sull’estuario del Tago lascia senza fiato.

Una breve sosta a casa di Chiara per un caffè ci ricorda che la giornata a Lisbona è finita ed è giunto il momento di riprendere l’automobile (28 euro per parcheggiarla un giorno in centro) e avviarci alla volta di Porto.

Le tre ore di viaggio passano in fretta, anche dato lo scarsissimo traffico (quasi nessun camion) delle autostrade portoghesi. L’ostello che ci aspetta si rivela come sempre bello e pulito, vicino al centro e per fortuna facilmente raggiungibile con l’automobile. Maria Luisa, anche questa volta, riesce a scampare il lumino e si fa ospitare da una sua amica portoghese, conosciuta quando, qualche anno prima, questa aveva vissuto in Italia grazie al Progetto Erasmus.

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