Roma e Pavia não se fizeram num dia

Chi l’avrebbe mai detto: in un proverbio portoghese, a fianco della capitale d’Italia, proprio per fare la rima, si trova una piccola città di provincia. Pavia, appunto.

Il proverbio dice “Roma e Pavia não se fizeram num dia” significa “Roma e Pavia non sono state costruite in un giorno” e ha come protagonista la mia città di residenza. Non è stato quindi strano che durante il mio viaggio in Portogallo tutti avessero già sentito la mia città di provenienza. Il mondo è proprio piccolo.

L’inglese e tanta determinazione se vuoi sfondare in Europa

Pubblico qui di seguito una intervista realizzata per il blog scientifico Jekyll.

J-Palumbo

Prima il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, poi la Città della Scienza di Napoli, per approdare infine a Ecsite, il network europeo di musei e science center. Jennifer Palumbo, una vera comunicatrice scientifica, ci racconta la sua esperienza.

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Internet for peace

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Tutti i corvi sono neri. E come dice lo scienziato, questa affermazione è vera fino a prova contraria.

Il logico, invece, dice qualcosa in più: ogni volta che troviamo un oggetto non-nero che non è un corvo, si avvalora l’ipotesi che tutti i corvi sono neri. All’inizio ero un po’ perplesso, ma poi pensandoci, mi sono reso conto che la cosa funziona.

Insomma: A implica B equivale a dire che non-B implica non-A.

Se piove, allora prendo l’ombrello. Quindi se non prendo l’ombrello, significa che non piove. Giusto?

Ebbene, fino a un po’ di tempo fa ero molto scettico che internet fosse il giusto candidato al premio Nobel per la Pace. Siamo davvero sicuri che internet implichi pace?

Ebbene sì.

I recenti conflitti in Egitto e Libia ne sono la prova. Basta rovesciare l’affermazione (mantenendone il valore di verità): non pace implica non internet.

Logico, no?

Il 13 febbraio delle donne

Segnalo un interessante intervento a proposito della protesta delle donne di ieri 13 febbraio, riportato sul blog Il tetto di cristallo. Con interviste a Loretta Napoleoni, Lorella Zanardo, Rossella Panarese, Cristiana Pulcinelli, Silvia Bencivelli, Federica Sgorbissa, Anna Menini, Angela Mary Pazzi.

Se non ora, quando? Istruzioni per l’uso

Domenica 13 febbraio le città italiane manifestano in nome delle donne. Lanciato sulle pagine dei giornali, rimbalzato su internet, l’appello “Se non ora quando” ha raccolto l’adesione di esponenti della cultura e della politica, giornaliste, cittadine e cittadini comuni.
Ma quanti saranno a scendere in piazza? Chi sarà a farlo? E contro che cosa manifesterà ognuno di loro? Contro l’immagine di una donna pronta all’uso, che la cronaca restituisce in questi giorni? Contro una gestione inaccettabile della cosa pubblica? Contro le disparità di genere nelle posizioni professionali, nelle retribuzioni, nelle prospettive di carriera, nella rappresentanza politica? Gli italiani sono abbastanza arrabbiati perché la mobilitazione possa davvero ottenere qualche risultato?
L’abbiamo chiesto ad alcune donne, giornaliste, studiose e scienziate, osservatrici attente dell’Italia al femminile. Sotto, le loro voci.

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Violazione o Business?

bingoogle

In un paese ci sono due bar, Google e Bing, uno di fronte all’altro.

Il primo c’è da più tempo, i clienti si trovano bene e c’è sempre coda. Il secondo ha aperto da meno tempo, ma comunque da un periodo sufficientemente lungo da aspettarsi clientela. Tuttavia gli affari non vanno bene.

Il signor Bing, allora, decide di sbirciare dalla vetrina del concorrente. Scopre che ogni volta che un cliente ordina il caffè, Google regala un cioccolatino.

“Orpo, che figata”, pensa il signor Bing. E così si mette a regalare cioccolatini a chiunque prenda il caffè.

Gli affari vanno meglio, ma comunque restano inferiori alle aspettative. Le persone che chiedono il caffè sono più contente, ma i cornetti continuano a giacere abbandonati nella vetrinetta.

Ecco che il signor Bing torna a sbirciare la vetrina di Google, scoprendo che ogni volta che un cliente ordina un cornetto, quest’ultimo viene cosparso di zucchero a velo.

“Orpo, che figata”, pensa il signor Bing. E, seguendo le orme del concorrente, inizia a mettere lo zucchero a velo sui cornetti.

Quella che potrebbe sembrare una storiella di fantasia, è in realtà una trasposizione più o meno affine di quanto accaduto tra i giganti Google e Microsoft. Poiché il browser Bing continua ad arrancare nei confronti del concorrente, Microsoft ha deciso di utilizzare un’arma tecnicamente perfetta, ma moralmente discutibile: quando un utente apre Internet Explorer, cerca su Google una parola e clicca su un link, l’informazione completa di questo tragitto viene inviata a Microsoft che, tramite un algoritmo nemmeno troppo complesso, collega la parola cercata al clic dell’utente. Dopo pochi giorni, cercando su Bing la stessa parola, si ottengono gli stessi risultati.

Il trucco, spiegato nei minimi particolari sul blog di Google, è stato scoperto proprio dal gigante della ricerca, insospettito della strana somiglianza tra le sue ricerche e quelle di Bing su parole anche molto strane (alcune addirittura sbagliate). Ha così intallato una ventina di postazioni con Windows, dove i dipendenti cercavano ogni giorno su Google (usando Internet Explorer, ovviamente) una determinata parola di fantasia, che dava un risultato particolare appositamente creato per ingannare Bing. E l’inganno è riuscito: dopo pochi giorni, anche Bing trovava le medesime pagine con le medesime ricerche.

Ora, che questa strategia di business sia lecita o meno non è compito mio stabilirlo, ma di sicuro la scoperta non fa fare una bella figura a un gigante come Microsoft che ha investito centinaia di milioni di dollari per mettere in piedi Bing.

Libro, quanto mi costi

Anche in Italia, finalmente, si sta diffondendo il libro elettronico. Ci sono, è vero, alcuni nostalgici che ancora non possono rinunciare al sapore della carta, ma la tendenza dei prossimi anni sarà quella di risparmiare carta a favore del dato digitale.

Tuttavia c’è un grossissimo neo che frena questo sviluppo: il prezzo. Sull’onda delle decisioni del mercato americano, anche quello italiano si è adeguato a tenere molto alto il costo per l’utente finale della versione elettronica di un libro. Con tanto di DRM, ovviamente, vale a dire quelle protezioni anticopia che nel mondo della musica digitale sono stati eliminati perché causavano più problemi che vantaggi.

Eppure l’editoria sta ripercorrendo la stessa strada, nell’illusione che la distribuzione elettronica dei libri, abbattendo l’80% dei costi della controparte cartacea, si trasformi in una gallina dalle uova d’oro e compensi la crisi che di recente ha colpito tutti i settori del commercio.

La musica, però, anche a causa di tutte queste limitazioni, ha visto scendere clamorosamente i guadagni a causa della pirateria: perché pagare per un contenuto digitale con restrizioni quando posso averlo gratis senza limitazioni?

Vediamo un esempio. Sul sito di Feltrinelli, il libro “Cristo con il fucile in spalla”, di Ryszard Kapuscinski, è in vendita al prezzo speciale di 12,75 euro. L’equivalente in formato elettronico si può acquistare per 10,99 euro. In termini di sconto, siamo sotto il 15%. L’editore, però, non deve più sobbarcarsi i costi di stampa, distribuzione e percentuale del libraio: su un libro da 15 euro come quello preso in esame, la casa editrice risparmia circa 12 euro. Il costo (comprensivo del guadagno dell’editore nella versione cartacea) risulta 3 euro. Perché, dunque, non venderlo a 5 euro, ottenendo un guadagno di 2 euro superiore a quello della versione cartacea?

Versione cartacea
Versione e-book

Con l’editoria, poi, un altro fattore molto importante sbilancia la scelta a favore della carta: la durata nel tempo. Un testo stampato, se ben conservato, può durare senza problemi anche centinaia di anni; un supporto digitale, per quanto di buona qualità, raramente raggiungerà mezzo secolo. Per non parlare poi delle restrizioni, dei formati e degli stumenti di lettura, che si susseguono uno dopo l’altro rendendo difficile prevedere cosa ci sarà tra solamente 10 anni. Provate ad aprire un file di Word degli anni Novanta e capirete di quali e quanti problemi bisogna tenere conto.

Si tratta solamente di aspettare che il tempo giochi la sua parte, la comunità degli utenti si organizzerà e la pirateria in ambito editoriale diventerà forte e prolifica come quella della musica. A meno che gli editori non facciano meglio i loro conti.

Riservato alle donzelle

Ecco qui un piccolo sondaggio riservato alle donne. Provate a rispondere tutti sì, se ne avete il coraggio.
[Un ringraziamento particolare a Marco Cagnotti per l’idea]

Sei intelligente?




Sei simpatica?




Sei bionda?




Siamo tutti pirati

music pirate

Come al solito la brillante stampa generalista arriva a dare le notizie con precisione temporale millimetrica. Secondo un articolo di Repubblica, gli italiani scaricano illegalmente da internet tantissimo materiale. Meno male che c’è Repubblica.

La notizia che in Italia si scarica tantissimo è ormai cosa vecchia. Siamo il popolo che si contende, con Spagna e Cina, il primato della pirateria mondiale. D’altra parte il nostro Presidente del Consiglio che cerca di sfuggire alla legge non è altro che una buona approssimazione della popolazione che rappresenta. Certo, i reati sono di tipo diverso, ma anche l’importanza del personaggio lo è.

Secondo l’articolo, un internauta su quattro scarica regolarmente materiale illegale, con prevalenza di persone di sesso maschile tra i 15 e i 34 anni. Anche questa informazione è un classico “cigno nero”: alla nascita di Napster nel 1999 chi scaricava erano i giovani più avvezzi alla rete, diciamo persone tra i 15 e i 25 anni. Quanti anni hanno, ora, i venticinquenni di allora? Dodici in più, ovvero 37. E non è che uno smette quando cresce, no?

Quindi il fenomeno può solo aumentare col tempo, per il semplice fatto che le nuove generazioni squattrinate non perdono l’occasione per imparare, e le vecchie generazioni abituate ad avere tutto gratis non inizieranno certo a pagare perché sono cresciute e diventate moralmente sensibili a questo tema.

Il futuro della musica online non è la guerra contro il piccolo che scarica, ma una ricerca da parte delle case discografiche di trovare un nuovo modo per monetizzare i loro investimenti.

Meravigliosa Cuneo

cuneo

Che Cuneo non fosse famosa per la sua allegria, era cosa nota. Persino il buon Paperino in un’avventura di qualche anno fa con il suo cugino Paperoga aveva dubbi sul fatto che la città piemontese fosse famosa per le sue serate ultra divertenti e trasgressive.

A rincarare la dose ci si sono messi anche i fantastici Claudio Bisio e Paola Cortellesi: in una puntata di Zelig di qualche settimana fa hanno celebrato a modo loro il capoluogo con una rivisitazione di New York di Alicia Keys. Ci mettono dentro tutto: dall’inutilità della cattedrale nel deserto che è l’aeroporto Levaldigi al fatto che “Cuneo nuova non è che fa cagare”. Poi, ovviamente, a Cuneo “ti puoi divertire di brutto, puoi fare di tutto”. Fino alle 11 di sera, perché poi c’è il deserto.

Tuttavia esiste chi, in contrasto con la mia personalissima opinione, pensa che la canzone sia un inno di gloria verso la cittadina piemontese. Sono i leghisti.

Direttamente dal sito di Lega Nord Cuneo:

[…] Bene, chi ieri sera ha seguto la bravissima coppia Bisio-Cortellesi in Zelig non è certo stato deluso: un vero e proprio inno alle bellezze di Cuneo quello che i due presentatori hanno inscenato, con tanto di ballerini e immagini che scorrevano sullo sfondo. Cuneo bella in tutto: perchè città sabauda, ma anche per la… bagna cauda! E poi facile da raggiungere: c’è l’aeroporto di Levaldigi, […]

Ragazzi, sveglia!

Alice e il crack delle reti

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Qualche giorno fa ho pubblicato un post sul ritardo mostruoso con cui i media hanno reso consapevole la popolazione di quanto le reti wireless di Alice e Fastweb siano insicure.

Ebbene, forse qualcosa si sta muovendo. La settimana scorsa ho cambiato il mio router di Alice perché continuava a bloccarsi. Il nuovo arrivato, di un lotto datato ottobre 2010, ha finalmente un algoritmo differente per la generazione della password, che spero sia davvero casuale. Inoltre, la chiave WEP non è uguale alla WPA accorciata, il che fa sperare bene.

Sempre sull’argomento, oggi ho messo a punto una applicazione per iPhone che controlli la sicurezza delle reti. Per ora funziona solamente con Alice, ma in un prossimo futuro sarà utilizzabile anche dagli utenti Fastweb e da tutti coloro che hanno un router di tipo molto diffuso, quindi più soggetto ad attacchi brute force.