Viaggio in Norvegia /2 (22 ottobre)

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Per restare allenati, il secondo giorno ci aspetta una levataccia che, seppur non pesante come la precedente, non mette certo di buon umore. Alle sei meno un quarto tutti in piedi per raccattare i nostri amenicoli informatici sparsi per la stanza e prendere il tram delle sei e mezza. Tram che prevedeva sì la vendita di biglietti a bordo, ma a prezzo maggiorato; e alle 6.35 del mattino, buio pesto, non c’erano molti posti dove comprarli. Ce la siamo “cavata” con 40 corone (5 euro).

Alla stazione degli autobus Mattia si lascia di nuovo sedurre dai tre panini dolci di Deli de Luca. Io opto per un sano frutto, categoria merceologica decisamente carente nel menu dei norvegesi. Mattia, per svegliarsi un po’, cerca disperatamente di prendere un caffè alla macchinetta, riuscendo nell’intento con parecchia difficoltà.

Il viaggio in autobus fino a Torp trascorre rapidamente tra un sonnellino e una partita a Monopoli sull’iPhone. All’aeroporto consegniamo la nostra prenotazione alla graziosa signorina di Hertz e ci facciamo dare le chiavi del bolide: Volkswagen Polo 1.2. A parte un primo intoppo nel cercare di aprire il bagagliaio, la macchina è ok. C’è persino lo scalda sedile, indispensabile alle temperature nordiche. Grande assente: l’aria condizionata.

Impostato il Tomtom, partiamo alla volta di Kristiansand, prima tappa del nostro viaggio.

L’autostrada sarebbe confortevole, se uno strato di neve e ghiaccio non ci costringesse a velocità da carro bestiame e un’attenzione da gara di tabelline. Per fortuna guida Mattia. Subito prima di arrivare a destinazione, ci fermiamo per rifocillarsi con un hot dog presso un 7-Eleven, catena simile all’Autogrill, presente sia nelle stazioni di servizio sia nei centri abitati.

Grazie alla posizione vicina al mare e verso sud di Kristiansand, presto le temperature si riportano su valori adeguati ai nostri poveri corpicini, fino all’arrivo nella cittadina norvegese. Mare implica però vento, e a pochi gradi sopra lo zero, il vento è “peso”. Durante il giretto nel grazioso centro storico, mi fermo a un Kiwi (un equivalente del defunto Dì per dì italiano) per la mia solita razione di frutta. Acquisto anche una bottiglietta di Pepsi Raw, una cola “naturale”, priva di additivi chimici, tentativo del gigante americano di guadagnare terreno sull’eterno rivale Coca Cola.

Inizialmente la nostra roadmap prevedeva una notte a Kristiansand, ma io e Mattia siamo persone che, nella vita ma non nel lavoro, preferiamo fare oggi ciò che potremmo benissimo rimandare a domani. Inoltre Kristiansand è piccola e concludiamo il giro in un paio d’ore, tra il porticciolo e le spiagge che però, data la stagione, sono praticamente deserte. Così si riparte, questa volta con me alla guida, per la prossima tappa: Stavanger.

La seconda parte del viaggio vede come protagonista il mare, con la stranezza della vegetazione circostante, tipica in Italia dei paesaggi alpini. Colpisce in particolare la presenza della neve, che con il mare ha poco da spartire (anche se in realtà sono fatte della stessa roba). Mentre io sono dedito alla guida, Mattia si diletta con qualche foto e regala svariati euro a Tre nelle telefonate per la ricerca di un albergo a Stavanger.

Dopo poche ore l’amico Tomtom ci porta dritti al B&B dove abbiamo miracolosamente trovato una camera per la modica cifra di 890 corone (110 euro). La stanzetta è piccola e fretta, manca il gabinetto, ma è provvista di lavandino lillipuziano e doccia che si affaccia direttamente nella stanza.

È ora di cena e chiediamo alla ragazza della reception se ci siano locali dove poter mangiare qualche piatto tipico. Dall’espressione stupida e un po’ schifata, capiamo che i norvegesi non mangiano troppo raffinato. Ci consiglia comunque una serie di posti “carini” sulla costa, che poi scopriremo costare almeno 80 euro a testa per dei piatti spesso tipici italiani (ma tu guarda il caso, eh?). Optiamo quindi per una cena veramente norvegese e ci buttiamo in un fast food di infima categoria.

La serata, ormai giunta al termine, mi regala però una chicca: la versione come-mamma-l’ha-fatto di Mattia, immagine obbligata vista la posizione alquanto insolita della doccia. La radiosa visione mi è stata talmente traumatica che durante la notte ho russato, evento mai capitato prima.

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