Nulla dies sine linea

“Nemmeno un giorno senza linea”, ovvero mai permettere a una giornata di trascorrere per intero, senza averle dedicato almeno una riga.

Sarebbe stata una buona filosofia, se non fosse che come sempre il tempo scarseggia. Tuttavia, se voglio davvero cambiare il destino della mia vita e fare della scrittura una professione, l’allenamento è fondamentale.

Voglio quindi fare una promessa, ai miei venticinque lettori, al mio blog e a me stesso: raccogliere i commenti, le conoscenze informatiche e tutto quello che mi passa per la testa per raggiungere l’obiettivo – ambizioso se associato alla pigrizia che mi contraddistingue – di pubblicare cinque post a settimana. Con il proposito a lungo termine di rendere questo blog di pubblicazione quotidiana.

Per non “fregare” il mio lettore, inserendo questo articolo tra i cinque che mi sono ripromesso, oggi ne dedicherò un secondo al commento personale su una vicenda di politica italiana che mi rende sempre più convinto delle mie scelte.

4 thoughts on “Nulla dies sine linea

  1. “Nulla dies sine linea”: bel motto! Conosco un tizio svizzero che l’ha fatto proprio e lo rispetta tutti i giorni… anche se non pubblica tutto ciò che scrive.

    L’idea è questa: scrivi, scrivi sempre, scrivi con continuità… ma non sentirti MAI in obbligo di pubblicare. Basta una pagina del tuo diario intimo. Basta un lungo email a un amico. L’importante è che tu scriva ciò che senti. Ma che senti davvero. Il rischio, con la tu autoimposizione, è che, per rispettare la regola dei cinque post alla settimana, tu finisca per scrivere stronzate. Tanto per scrivere qualcosa.

    Ricorda: tu scrivi anzitutto PER TE STESSO.

    S.

  2. Visto che l’altro giorno non ci è capitato di parlarne esplicitamente, approfitto
    di questo post per farti sapere che nella schiera dei tuoi «venticinque lettori»
    (e – anche se finora sempre soltanto come lurker – sin dagli albori!) puoi annoverare
    anche me.

    Quanto al merito del proposito formulato, sappi inoltre che, da parte mia, l’ho
    accolto con grande piacere ed è proprio anche per questo che qui ti scrivo con
    l’intento di mandarti un caloroso incoraggiamento; insomma, se tra gli aspiranti
    giornalisti di questo Paese c’è ancora anche gente come te e non solo pennivendoli
    e – per dirla con Victor Hugo – gente che pagherebbe per vendersi, allora anche
    per quei pochi italiani (quasi) completamente disillusi come me c’è ancora qualche
    speranza che il giorno in cui rubriche come “Il Pungolo” potranno rileggersi di
    nuovo pure sulle grandi testate possa, prima o poi, tornare! 😉

    Play

  3. Manifesta confusione dei piani di giudizio.

    S.

  4. @Shevek: Nel caso in cui, come mi par di capire, il tuo «Manifesta confusione
    dei piani di giudizio.» fosse riferito al mio commento, sappi che esso non
    voleva essere in alcun modo una replica al tuo precedente (che per la gran
    parte, tra l’altro, condivido!), bensì riferirsi unicamente al post originario.

    Detto questo, spero che tu non senta la necessità di replicare ulteriormente
    perché per me la cosa si chiude qui e penso che il protrarsi della discussione
    aggiungerebbe solo – per usare una tua stessa espressione – «altra fuffa nella
    blogosfera».

    Cordialmente,
    P.

    @Rascal: Se in un futuro remoto ti dovesse mai capitare di avere del tempo
    da non saper proprio come riempire, un’utile (e immagino gradita) feature
    che potresti mettere a disposizione degli utenti di questo sito per evitare il
    ripetersi di qui pro quo come questo sarebbe quella di rendere possibile
    la nidificazione dei commenti e quindi la loro organizzazione in una struttura
    a thread; so che la piattaforma di WordPress (opzionalmente) già lo permette
    e dunque avvalersene, visto che ti basi su di essa, non dovrebbe essere troppo
    arduo. [Non odiarmi, please: prometto che me ne torno subito nel lurkaggio! :)]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.