Elezioni Universitarie

Loghi elettorali

L’Italia ostenta votazioni, come se non fosse del tutto chiaro e sicuro che siamo in una democrazia. Ogni due per tre siamo invitati ad andare a esprimere la nostra preferenza per l’una o per l’altra formazione politica.

Questa volta il mondo che verrà deciso democraticamente è quello universitario. Oggi e domani, infatti, gli studenti dell’Università di Pavia stanno decidendo chi vorranno nei Consigli Didattici, nei Consigli di Facoltà, nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione. Essendo stato per quattro anni rappresentante degli studenti (per due liste diverse, peraltro, Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU e Ateneo Studenti), voglio dire la mia anche se ormai sono “fuori dal giro”, cercando di dare un consiglio su chi lavora meglio e chi peggio all’interno dei vari organi accademici.

Inizio subito con il pessimo giudizio nei confronti di Azione Universitaria, associazione formata dagli studenti di destra: al di là della mia fede politica, nei miei anni di militanza universitaria raramente li ho incontrati ai consigli. Come sottolinea Matteo Bertani sul numero di Inchiostro dedicato alle elezioni, nella Facoltà di Scienze le loro assenze sfiorano il 90%. Come poi non notare come, durante la riunione della Commissione Acersat in cui Azione Universitaria non ha presentato iniziative, il rappresentante di quest’ultima associazione non si sia nemmeno presentato. EvaporAzione Universitaria, insomma, per parafrasare le parole di Matteo usate spesso negli incontri con gli studenti.

Meno drammatico, ma comunque negativo, è il mio giudizio nei confronti del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU, l’associazione degli studenti di sinistra. Pur essendo politicamente molto attivi e partecipi, spesso si rivelano molto schierati dietro alla loro ideologia, votando contro a proposte serie, solamente perché presentate da altre associazioni. Un caso a parte merita il Gruppo Kos della Facoltà di Medicina, indipendente dall’associazione. Se fossi uno studente di quest’ultima facoltà, senza indugio voterei per il gruppo Kos, senza però seguire il loro consiglio di votare per il Coordinamento nelle alte cariche, dove il gruppo non presenta candidati.

Tra i gruppi presenti solo in una facoltà spicca Studenti Indipendenti, fondato da Matteo Bertani durante le elezioni del 2004 per il solo Corso di Laurea in Fisica, estesosi poi a tutta la Facoltà di Scienze nel 2006. In questo caso, infatti, non avrei alcun dubbio su chi votare.

Per tutto il resto… c’è Mastercard, dirà qualcuno. Invece c’è Ateneo Studenti, associazione vicina a Comunione e Liberazione. Pur essendo questi “ciellini” fino al midollo osseo, nonostante il mio ateismo imperante, devo ammettere che lavorano bene: poco assenteismo, buone idee e soprattutto, niente politica. E, ovviamente, tra le loro proposte non si parla mai di istituire il crocifisso obbligatorio nelle aule, come i ragazzi di altre associazioni amano malignare.

Detto questo, che è il mio personale punto di vista, lascio allo studente la scelta di chi votare. L’importante è andarci, a votare, per sfruttare quest’ultimo baluardo di democrazia che è rimasto nel nostro paese.

Il solo che ride

Renato Schifani

Nomen omen, come recita il celebre proverbio latino. E i proverbi, si sa, sono fonte di saggezza.

Ieri sera Marco Travaglio ha detto, citando fonti attendibili, una semplice verità: Schifani è colluso con la mafia. Può essere un’affermazione “di parte”, ma un attacco bipartisan come quello da lui subito deve essere giustificato con una querela e con una pubblica smentita.

Invece, come accade sempre, l’intero Parlamento (sempre bipartisan) si è schierato contro il giornalista difendendo la seconda carica dello stato, ma senza smentire nulla. Semplicemente, si lamentano che Travaglio abbia scoperto chi ha rubato la marmellata.

Anna Finocchiaro, neo-trombata del PD alle regionali in Sicilia, dice che trova “inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Forse ai nostri politici non è chiaro il concetto di contraddittorio: se io dico che Tizio è un idiota e che non sa governare, sto esprimendo un mio giudizio personale, per cui è fondamentale il contraddittorio con Tizio. Ma se io dico che Tizio indossa una maglia rossa, il contraddittorio non ha senso, visto che è un dato di fatto. L’accusa di Schifani per collusione con la mafia è una sentenza chiusa, in cui quest’ultimo è risultato colpevole; c’è poco da “contraddire”. Per citare Antonio Di Pietro, “vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”.

In tutta questa bagarre, però, la cosa che mi lascia molto sconcertato è l’affermazione di Fabrizio Cicchitto, Pdl: “Di Pietro difende Travaglio e dice a sua volta parole in libertà perché non gradisce che fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione si è stabilito un clima normale, nel quale ci si confronta e anche si dissente senza insulti e senza demonizzazioni”.

Certo, ora che destra e sinistra finalmente vanno di nuovo d’accordo (la Bonino ritarda l’applicazione della Sentenza Europea su Rete4, nessuno tocca il conflitto di interessi, l’indulto viene votato in modo bipartisan senza che fosse nel programma, solo per fare alcuni esempi) sarebbe proprio un peccato rompere le uova nel paniere, no?

Forse era meglio quando c’era la DC.

Ministri e ministre

Berlusconi IV

Il nuovo governo ha giurato e Silvio ha diminuito i Ministri, come promesso. E ha diminuito anche le donne, come non promesso. D’altronde, si sa, lui con le donne ha un rapporto amore/odio molto particolare.

Qualcuno penserà erroneamente che a soccombere siano stati i Ministeri inutili. In effetti è così: a cosa serve il Ministero della Sanità? Si è preferito unirlo a quello del Welfare (Benessere), l’unica anomalia esterofila nel campanilismo degli altri dicasteri. Niente più Salute, dunque. Ricordiamocelo quando qualcuno vicino a noi starnutirà: “Atchou!”, “Welfare!”, “Grazie”.

L’altro Ministero a cadere sotto il Berlusconi IV è quello delle Comunicazioni, altrettanto inutile. Ora che Silvio è al governo tutte le televisioni sono sue, i giornali hanno i finanziamenti pubblici, la radio non l’ascolta più nessuno. A che serve un Ministro? Anche la questione di Rete4 è stata abilmente sistemata dal governo uscente per non creare grane al nuovo premier.

I due Ministeri di “Università e Ricerca” e “Pubblica Istruzione” sono stati invece di nuovo unificati. Forse è meglio, così si potevano togliere le parole inutili, come “Pubblica” e “Ricerca”, cui ormai non crede più nessuno: abbiamo quindi “Scuola e Università”.

I Ministeri utili, invece, sono rimasti tutti.

L’Attuazione del programma è andato a Rotondi, per aver contribuito in modo determinante alla vittoria alle elezioni. Ecco, caro Romano, questa è la differenza tra vincere con 200 mila voti in meno (vedi Mastella alla Giustizia) o vincere con qualche milione in più.

Calderoli, invece, ha avuto un ministero fatto apposta per lui: semplificare le leggi. L’immagine può essere paragonata a quella di una scimmia cui viene dato il Cubo di Rubik. Almeno sta buono per un po’.

Dulcis in fundo, non poteva mancare l’imitazione del modello francese: gnocca a Montecitorio. Silvio, che ormai ha superato i settant’anni, deve accontentarsi di averla come Ministro: Mara Carfagna alle Pari Opportunità, ovvero gnocca per tutti!

Meglio così che a letto, d’altronde, altrimenti tutti i giorni su “la Repubblica” troviamo una lettera di Veronica…

Da parte di un allocco

Aldo Forbice

Egr. Prof. Forbice,
sono un neolaureato in matematica di 24 anni e ho seguito con grande dispiacere la puntata del suo programma “Zapping” di ieri (29 aprile 2008).

Durante la trasmissione Lei ha definito “allocchi” le persone che ascoltano le “cretinate” di Beppe Grillo. Ebbene, io sono uno di questi “allocchi”, non senza un po’ di orgoglio.
Un po’ come quei “coglioni” che non votano Berlusconi.

Ma forse è più efficace che io mi presenti:

  • Sono un libero professionista con partita IVA, un precario, perché ormai le aziende assumono raramente, con stipendi da fame.
  • Collaboro con un giornale studentesco della mia Università e tutti i giorni vedo casi di finti stage sottopagati all’interno dei giornali per ottenere il tesserino di giornalista.
  • Pago regolarmente le tasse, con una pressione fiscale del 40%, pur sapendo che lo Stato Italiano, a partire dal mese prossimo, dovrà versare 300 mila euro al giorno come ammenda per non aver rispettato la sfilza di sentenze che avrebbero dovuto spedire Emilio Fede e Rete4 dove non avrebbero più dato fastidio a nessuno.

Tutti e tre i punti sopra descritti sono stati più volti toccato da Grillo, ma nessun giornale né televisione ne ha mai fatto accenno. Vedo quindi i tre referendum del 25 aprile promossi dal comico come una valvola di sfogo per tutti coloro che vogliono cambiare il mondo in cui viviamo e che cercano, per quanto in Italia sia pressoché impossibile, di migliorare la propria condizione di vita.

Certo, è normale che le persone come Lei, dal piedistallo dell’Ordine dei Giornalisti, non vedano di buon occhio le proposte di Grillo, ma definire “cretinate” ciò che dice e “allocchi” quelli che lo stanno a sentire non può che confermare che c’è davvero bisogno di questi referendum.

In attesa di una Sua replica, porgo distinti saluti.
Alessio Palmero Aprosio

[Per chi ancora non avesse firmato per i referendum del V2-day, qui potete trovare i banchetti allestiti per il mese di maggio]

La ciliegina sulla torta

Prodi mangia il gelato

Ogni volta che un governo giunge alla fine, perché cade o semplicemente termina il mandato, vengono fatte le seguenti cose:

  1. Le riforme “importanti”, per cui ormai non c’è un’opposizione “stronza” che fa cadere il governo.
  2. I favori, rimandati durante la legislatura, verso gli amici.

Il governo Prodi è andato oltre. Non contento di essere ricordato principalmente per l’unica legge votata in modo bipartisan, ovvero l’indulto, ha deciso di offuscare l’unico ambito in cui, a detta della Comunità Europea, aveva fatto un buon lavoro: l’economia.

I ministri Padoa Schioppa e Visco, infatti, hanno deciso di inserire online, disponibili a tutti, le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini italiani, alla faccia della privacy. E pensare che la Facoltà di Lettere e Filosofia di Pavia mi ha fatto togliere gli elenchi degli studenti iscritti agli esami.

Il governo nuovo verrà formato il 10 maggio. Chiedo ai Ministri uscenti: vi prego, per 10 giorni, non fate nulla! Vi paghiamo lo stesso…

Le guerre dei numeri

Numeri

No, non è niente di matematico, state tranquilli. Però è indubbio che in questi giorni i numeri la stanno facendo da padrone.

Si parla di numeri alle elezioni per il sindaco di Roma, una doccia fredda per il neonato Partito Democratico che si è trovato a perdere un municipio storicamente suo, prendendo meno voti rispetto al primo turno. Sarà la solita conferma che il governo Prodi poteva, e doveva, fare di più. Pliz… visit… auar… cauntri.

Si parla di numeri nei post di Beppe Grillo sul V2-day. Eravamo 120mila, ma la piazza ne può contenere 40mila. Facciamo un buon 70mila e non se ne parli più. Detto questo, non c’è bisogno che Beppe insista sulla sua posizione, così come non c’è bisogno, da parte dell’Unità, continuare a “boicottare” l’iniziativa del comico genovese.

Stesso discorso per le firme: il blog di Grillo dice che “le firme raccolte complessivamente per i tre referendum sono circa 1.500.000”. Un modo come un altro per far passare il messaggio che abbiano firmato un milione e mezzo di persone, mentre sono “solo” 500mila, ognuna delle quali ha lasciato tre autografi. Aggiungo poi, caro Beppe, che se davvero i banchetti rimarranno “aperti” per tutto maggio, mi viene un dubbio: non è che le 500mila firme (quelle necessarie per un referendum) siano un’arrotondamento per eccesso della realtà. D’altronde il numero previsto per legge è davvero alto, quindi non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi. Ma tant’è: vedremo come va a finire, visto che comunque continuo a condividere le motivazioni dei tre referendum (colgo l’occasione per invitare tutti coloro che non l’hanno fatto a contattare il Meetup locale di Grillo per aggiungersi ai 500mila).

Un’ultima critica per Beppe e poi vado a nanna.

Caro Beppe, tutti sappiamo che è materialmente impossibile gestire da soli un blog come il tuo, in cui ogni giorno inserisci qualcosa di nuovo e interessante. Ma dovresti stare più attento ai tuoi collaboratori, perché negli ultimi due post [1] [2] ci sono altrettante frasi in cui parli di te in terza persona (“A luglio 2008 Beppe Grillo consegnerà le firme alla Corte di Cassazione”; “perché 120.000 persone hanno ascoltato per sei ore in piedi sotto un caldo estivo […] anche Beppe Grillo”). Insomma, mi sembra un po’ eccessivo, dai…

V2-day

V2-day

Ieri, come ormai pronosticato da diversi mesi, c’è stato il V2-day. E, come già anticipato su questo blog, io c’ero. Posso presentare come prova addirittura una foto apparsa sul sito de “Il Giornale”.

La giornata era splendida, il caldo quasi insopportabile e la gente tantissima (credo che Grillo abbia decuplicato il numero di persone dell’altra piazza, che festeggiavano la Liberazione). Tra gli ospiti: Er Piotta, Marco Travaglio, Natalino Balasso, professori vari ed eventuali da ogni parte del mondo, rappresentanti di organizzazioni italiane – e non – seguite dal comico genovese.

Per firmare ho fatto quasi un’ora di coda, ma ne valeva la pena (anche perché “Il Giornale” mi ha fatto al foto proprio in quel momento, ih ih). La piazza era gremita da un numero di persone che non so stimare da solo: secondo gli organizzatori erano 120 mila, secondo la Questura 40 mila. Credo che 60/70 mila possa essere un numero adeguato.

Ma passiamo al tema della manifestazione: l’informazione. A tale proposito ho appena letto, sconcertato, come i principali quotidiani nelle loro edizioni online hanno dato la notizia. La maglia nera spetta all’Unità, una delle testate particolarmente prese di mira dallo spettacolo di Grillo.

Segnerò alcuni punti che secondo me sono importanti nella stesura di un articolo e darò un giudizio alle varie testate. Alcuni punti sono i seguenti:

  1. È stato detto che nell’altra piazza c’era molta meno gente.
  2. Sono state date entrambe le stime sulla partecipazione, come peraltro accade usualmente per le manifestazioni.
  3. Viene detto che le firme sono state raccolte in 450 piazze in tutta Italia (e alcune nel mondo).
  4. Vengono confermate/smentite le informazioni che Grillo ha dato durante il suo spettacolo.
  5. La testata ha dedicato più di un articolo all’evento.
  6. L’articolo spiega le motivazioni della raccolta firme.

Repubblica

Leggi l’articolo scritto a caldo il 25 aprile. La testata diretta da Ezio Mauro ha dato molto spazio a immagini e video, senza però soffermarsi sulle motivazioni dell’evento e sulla raccolta delle firme. Gli interventi di Grillo sono stati inseriti tra virgolette senza alcun commento o smentita da parte del giornalista che ha scritto l’articolo. Molto completa e dettagliata l’edizione locale di Torino. Voto: 6,5.

Corriere della Sera

Leggi l’articolo scritto a caldo il 25 aprile. Decisamente più completo del suo “rivale” più accanito. Ha dedicato ampio spazio e vari articoli alla manifestazione, senza però soffermarsi sulle argomentazioni di Grillo. Voto: 7.

La Stampa

Leggi l’articolo scritto a caldo il 25 aprile. Poco spazio, nonostante il quotidiano abbia sede a 100 metri dalla piazza dove si è svolta la manifestazione. A suo favore gioca il ruolo di new entry tra le testate online “sulla notizia”. Voto: 6.

Il Giornale

Leggi l’articolo scritto a caldo il 25 aprile. Paradossalmente, il quotidiano di casa Berlusconi (duramente criticato da Grillo) ha dato pochi giudizi di merito sull’evento e ha dedicato un articolo di ampio respiro con spiegazioni, anche se prese a prestito dalle parole del comico, sui tre referendum. Voto: 7,5.

L’Unità

Leggi l’articolo scritto a caldo il 25 aprile. Il quotidiano del centro sinistra si è rivelato peggio di quanto mi sarei aspettato, titolando addirittura “Grillo straparla” l’articolo dedicato alla manifestazione. Certo è che il comico genovese ha citato più volte L’Unità, in particolare per la questione dei finanziamenti statali all’editoria, ma la verità fa male. Nell’articolo: pochi dati, poche spiegazioni, frasi forti contro Grillo. Nonostante l’intervento molto interessante di Marco Travaglio all’evento, il giornale per cui quest’ultimo regolarmente scrive non sembra avere apprezzato. Voto: 4.

Errata corrige

Articolo del Corriere

Ieri sul Corriere della Sera Lombardia è stato pubblicato un articolo di Giuseppe Spatola riguardante “Inchiostro”. Mezza pagina del più importante quotidiano del nostro paese non sono male.

Non sarebbero male, se non fosse che rappresentano il peggior esempio di giornalismo che mi sia capitato sott’occhio (non volendo coinvolgere Inchisotro nella bagarre, faccio presente che parlo a nome mio).

Durante il pomeriggio del 21 aprile, Alessio Pappagallo e Alberto Bianchi (il direttore) si sono recati nella redazione di Inchiostro. La fotografa del Corriere li ha raggiunti e il giornalista li ha chiamati, intervistandoli per una decina di minuti. Non so se la conversazione è stata registrata, né se Giuseppe Spatola ha preso appunti. Solo la mancanza di entrambe le “precauzioni” giustificherebbe l’articolo (ma non la superficialità del giornalista).

Ecco alcune perle.

  • Il direttore [di Inchiostro] resta in carica fino alla laurea, come vuole la tradizione.
    Quale tradizione? E poi quale laurea? Triennale? Magistrale?
  • Inchiostro ha partecipato al festival della letteratura.
    Forse era il Festival del Giornalismo di Perugia, ma si sa che in Italia il giornalismo è pura invenzione creativa, quindi paragonabile alla letteratura.
  • Il primo numero uscì nel 1995 sotto la direzione di Marzio Remus.
    Va bene che Remus non era proprio un giovincello, ma nel 1995 aveva solo 22 anni. Cazzo! In teoria è possibile… e poi l’ha diretto fino alla laurea (la seconda), nel 2006?
  • Poi il comando passò a una donna, Luna Orlando.
    Qui l’errore è cronologico: prima c’è Luna Orlando, poi Marzio Remus. Da notare come Luna Orlando non abbia diretto il giornale fino alla laurea, come vorrebbe la “tradizione”.
  • Tre direttori in 13 anni sono un record positivo.
    Azz, tre direttori in 13 anni? Nemmeno Fidel Castro…
  • Stampiamo 110 numeri l’anno.
    Un mensile sui generis, quasi quotidiano. Questo è palesemente un errore di stampa, quindi “perdonabile”.
  • Alessio Pappagallo, collaboratore delle pagine politiche.
    Inchiostro non ha pagine politiche. Basta leggerlo per capirlo…

Segue un intervento del Rettore, virgolettato, quindi senza invenzioni dell’autore dell’articolo.

Al di là delle battute che mi sono permesso di fare, segnalo che il corso di giornalismo da me seguito anni fa presso il Collegio Nuovo fornisce alcuni consigli su come redigere un articolo che include un intervista. Quello principale è: inviare una copia dell’articolo all’intervistato/interessato, possibilmente prima della pubblicazione.

V2-day, per un giornalismo più serio.
25 aprile 2008. Torino, piazza San Carlo, dalle 15 alle 22. Io ci sarò.

Schiavitù di stampa

Tanti giornali

I più grandi giornali, tra cui i quotidiani nazionali, ricevono finanziamenti dallo stato; le televisioni sono in mano a una commissione formata da esponenti politici (Rai) e al nuovo Presidente del Consiglio (Mediaset).

Ma siamo sicuri che il problema della libertà di stampa sia tutto qui?

In questo post voglio parlare di una “sottile” incongruenza presente nelle leggi del nostro paese; incongruenza che, guarda caso, coinvolge la professione di giornalista e colpisce coloro che non appartengono alla Casta, il Grande Fratello della categoria, l’Ordine dei Giornalisti.

Ma andiamo con Ordine (ih ih, questa era proprio gratuita)

L’Ordine dei Giornalisti è un’istituzione fondata durante gli anni del Fascismo. All’epoca serviva per il controllo dell’informazione, che ogni dittatura che si rispetti deve assicurarsi. Negli anni successivi l’Ordine si è evoluto, benché senza rimanere al passo con i tempi. Per iscriversi all’Albo dei Giornalisti (“controllato” dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti), si può procedere in tre modi:

  1. Iscriversi al registro dei praticanti, rimanendovi per 18 mesi; dimostrare, durante tale lasso di tempo, di aver svolto effettivamente il praticantato presso una rivista il cui direttore sia iscritto all’Albo; sostenere e superare l’esame di abilitazione. Chi possiede questi requisiti può iscriversi all’Albo dei Giornalisti Professionisti, creato per coloro che scelgono il giornalismo come unica professione (compatibile con quella di docente universitario e poche altre).
  2. Presentare documentazione comprovante la collaborazione retribuita da almeno due anni presso una testata il cui direttore sia iscritto all’Albo. In questo modo si ha accesso all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti, creato per coloro che svolgono la professione giornalistica in modo non esclusivo.
  3. Essere direttori responsabili di una rivista a carattere tecnico, professionale o scientifico, ma non sportivo o cinematografico.

Per fondare un giornale, infine, la legge 47 dell’8 febbraio 1948 stabilisce che

«I giornali, le pubblicazioni delle agenzie d’informazioni e i periodici di qualsiasi altro genere devono recare la indicazione:
del luogo e della data della pubblicazione;
del nome e del domicilio dello stampatore;
del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile.»

Il direttore responsabile? E chi è? Solite robe, suvvia: cittadino italiano, senza precedenti penali, che sia in possesso di…

«un documento da cui risulti l’iscrizione nell’albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull’ordinamento professionale».

Andiamo a scartabellare nella legge sugli ordini professionali, per scoprire che…

«Il direttore ed il vicedirettore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico o agenzia di stampa, di cui al primo comma dell’art. 34 devono essere iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti salvo quanto stabilito nel successivo art. 47.
(La Corte costituzionale, con sentenza 2-10 luglio 1968 n. 98 ha dichiarato la illegittimità costituzionale del presente comma, limitatamente alla parte in cui esclude che il direttore ed il vicedirettore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico o agenzia di stampa di cui al primo comma dell’art. 34 possa essere iscritto nell’elenco dei pubblicisti).»

E meno male che c’è la Corte Costituzionale…

Ma veniamo al dunque. Qualcuno di voi avrà già notato l’inghippo: se un Don Chisciotte dell’informazione vuole fondare un proprio giornale anche per il solo gusto di dire la sua (nel rispetto della moralità, of course), la legge glielo impedisce. Per poter essere direttori un giornale “normale” (non tecnico, professionale o scientifico) bisogna aver già lavorato almeno 18 mesi in un altro giornale: in pratica è necessario aver ricevuto una lavata di capo degna del peggior 1984 e aver quindi “imparato” come si gestisce un giornale.

Ma la ciliegina sulla torta deve ancora arrivare: cosa dirà quel fantomatico articolo 47 citato nella legge sugli ordini professionali?

«La direzione di un giornale quotidiano o di altra pubblicazione periodica, che siano organi di partiti o movimenti politici o di organizzazioni sindacali, può essere affidata a persona non iscritta all’albo dei giornalisti.»

Piove sempre sul bagnato.

25 aprile 2008. V2-day. Torino, Piazza San Carlo. Io ci sarò.