Brillante weblog

Anche se in genere non amo particolarmente (anzi, spesso detesto) le catene di Sant’Antonio, vorrei comunque “stare al gioco” di Brillante Weblog. L’iniziativa consiste nel segnalare sette blog interessanti e invitare questi a fare lo stesso sul proprio blog.

Un redattore di Inchiostro, nel suo blog, mi segnala tra i sette “eletti”, rendendomi quindi involontariamente protagonista di questa catena.

Il blog che mi ha segnalato:

I sette blog che mi fa piacere segnalare:

  • Voglio Scendere
    Si tratta della vetrina ufficiale dei tre giornalisti Corrias, Gomez, Travaglio.
  • Spinoza
    Un blog serissimo, come scrive il suo creatore. Semplicemente geniale, aggiungo io.
  • Hic est Lyon
    Il blog di Andrea, un ragazzo italiano emigrato in Francia con una particolare predisposizione verso il giornalismo.
  • Non pianeta, ma stella
    Uno dei blog più simili al mio, gestito da una ragazza pugliese.
  • Inchiostro
    Il blog del giornale degli studenti dell’Università di Pavia.
  • Mau
    Il sito personale, con annesso blog, di Maurizio Codogno, un appassionato di matematica.
  • Marzapower
    Il blog personale di Daniele, il mio coinquilino.

Il Pungolo

La Cina sta sperimentando un nuovo metodo, estremo ma efficace, per sfoltire la popolazione: una rivisitazione asiatica delle piaghe d’Egitto. Dopo l’invasione di alghe e quella di cavallette, il governo spera che prima o poi arrivi anche la morte dei primogeniti.

step1

Logo step1

Oggi mi è giunta notizia che un giornale universitario online rischia la chiusura. Il suo nome è step1 e ho avuto modo di conoscerne alcuni collaboratori durante il Festival del Giornalismo di Perugia.

La testata, nata quasi quattro anni fa nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Catania, ha continuato a guadagnare consensi e lettori, arrivando a oggi con più di 4500 articoli al loro attivo (circa 1300 ogni anno, il che vuol dire più di 3 al giorno!). Purtroppo troppo spesso le attività studentesche, anche se di successo, non ricevono dall’Università l’attenzione e i finanziamenti che meritano. Come è accaduto per Inchiostro qualche anno fa, durante un drastico taglio di fondi, ora tocca ai colleghi di step1 protestare e minacciare la chiusura, motivando le loro scelte in questo (ultimo?) articolo.

Dopo il rischio di chiusura per Facoltà di Frequenza, la prima radio universitaria, nonché probabilmente l’unica che va in onda su FM, emergenza fortunatamente rientrata (o meglio, rimandata di sei mesi), la vicenda che vede coinvolta step1 rimette in discussione il ruolo degli atenei quali enti di difesa della creatività degli studenti, ridimensionandosi a meri “alberghi per cervelli”, luoghi di passaggio in attesa di una vita migliore, troppo spesso all’estero.

Per concludere con ottimismo, citando l’epilogo dell’ultimo articolo di step1, se muore step1, viva step1!

Lettera alla S.I.A.E.

Non c’è nulla da fare: il concerto dei Marlene Kuntz, anche se non per colpa loro, proprio non mi è andato giù. Volendo andare avanti nella questione, ho deciso di scrivere una lettera alla S.I.A.E. nonostante io personalmente, per usare un eufemismo, non stimi particolarmente il suo comportamento e le leggi che ne regolano l’esistenza. Tuttavia le leggi, per quanto talvolta poco condivisibili, devono essere rispettate. Da tutti.

Spett.le S.I.A.E.,
mi chiamo Alessio Palmero Aprosio e recentemente mi sono trovato davanti a un episodio che mi ha lasciato qualche dubbio sulle questioni legali legate ai concerti definiti “a ingresso libero”.
La sera del 20 giugno mi sono recato presso il locale Thunder Road a Codevilla (PV) attratto da alcune locandine che sponsorizzavano un concerto del gruppo italiano Marlene Kuntz. Le locandine riportavano la dicitura “ingresso libero”. Arrivato al locale mi sono trovato davanti a un cartello recante il seguente messaggio: “Ingresso libero, consumazione obbligatoria 10 euro”. Sono rimasto alquanto perplesso perché, sinceramente, non me l’aspettavo.
Decido di entrare comunque nel locale, rendendomi conto che l’ingresso è effettivamente gratuito. Provando a uscire, però, un buttafuori (che definirei più che altro un buttadentro) mi ha detto che finché non consumo non posso uscire. Al di là della legalità o meno di questa “strategia”, la cosa che mi ha spinto di più a scrivere questo messaggio è il prezzo minimo della consumazione, ovvero i 10 euro. In pratica la prima consumazione (quale che fosse) aveva un costo di 10 euro, mentre dalla seconda in poi il prezzo era quello di listino. Per quanto ne capisco io, questa strategia mi sembra più un “ingresso 10 euro, prima consumazione inclusa” piuttosto che “ingresso libero, consumazione obbligatoria 10 euro”.

In conclusione la mia domanda è: da un punto di vista prettamente “legale”, è corretto questo tipo di strategia, considerando il fatto che non ho avuto alcun biglietto con il marchio S.I.A.E.? Per quanto mi ricordo le volte che ho organizzato concerti all’aperto, se il biglietto era a pagamento eravamo tenuti a vendere i biglietti con il bollino. Se invece l’ingresso è libero, il pagamento dovuto alla S.I.A.E. è molto minore.
Può quindi considerarsi “a ingresso libero” il concerto sopra descritto?

Grazie mille della delucidazione
Distinti saluti
Alessio Palmero Aprosio

Disinfografica

Infografica de La Stampa

Ieri su “La Stampa” è stato pubblicato un articolo di divulgazione informatica riguardo al “peso” di ciascun abitante della Terra. In particolare l’autore sottolineava come ognuno di noi in media “occupi” 45 Gigabyte di spazio digitale. A parte l’affidabilità di questo dato (credo che sia più precisa la stima sul numero di gocce che ci sono nel mare), è notevole come l’infografica centrale abbia preso una delle più grosse cantonate che io abbia mai visto. Almeno per quanto riguarda l’ambiente informatico.

L’articolo, a partire dal bit, arriva a spiegare a cosa corrisponde il fantomatico Gigabyte che, per i più profani, potrebbe effettivamente rappresentare un dato tanto piccolo quanto grande.

Il bit, come correttamente recita l’articolo, è l’unità più piccola che un computer può prendere in considerazione. Esso può assumere solamente valori 0 e 1, acceso e spento, come ognuno di noi potrebbe aspettarsi. In pratica, come l’essere umano utilizza la base 10 perché ha 10 dita nella mano, il computer utilizza la base 2 perché riesce a comprendere appieno solamente i concetti elementari di “acceso” e “spento”.

Dopo il bit arriva il byte. Di nuovo, correttamente, il giornalista ci racconta che quest’ultimo è formato da 8 bit. Non ci spiega il motivo di questa scelta, che è dettata semplicemente dalla praticità: così come per l’uomo 100 è una cifra tonda perché è 10 x 10, così lo è 8 per un computer, in quanto trattasi di 2 x 2 x 2.

Ecco che ora arriva la chicca: un Kilobyte è formato da 1000 byte. Non c’è affermazione più scorretta di questa. Come detto prima, il numero 1000 è comodo per la nostra percezione perché è 10 x 10 x 10, ma lo stesso ragionamento non vale per un computer, visto che a detta di quest’ultimo il numero 1000 non è altro che un valore come un altro, nemmeno particolarmente comodo. Il valore più vicino a 1000, tra quelli comodi per un sistema in base 2, è 1024, in quanto prodotto del numero 2 per se stesso 10 volte, ovvero 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2. Una manna per i nostri fedeli amici a transistor, insomma, che però il giornalista deve aver dimenticato.

Per convenzione, quindi, si è stabilito che in ambito informatico i vari prefissi Kilo-, Mega-, Giga-, Tera-, Peta- ed Exa- indicassero la moltiplicazione per 1024 invece che per 1000. Tale convenzione è chiaramente dettata dalla vicinanza di 1024 a 1000, il che rende l’approssimazione a 1000 vicina al valore effettivo. Tuttavia, in un articolo di giornale atto a spiegare proprio cosa fossero quei 45 Gigabyte che ognuno di noi occuperebbe, la precisione sulla sua definizione non poteva essere trascurata in modo così palese.

A trovare sempre il pelo nell’uovo, l’articolo scrive le varie unità di misura (Kilobyte, Megabyte, ecc.) con la lettera minuscola. Qualcuno dovrebbe spiegare al giornalista che tali termini vanno scritti maiuscoli…

Cristicchi al Broletto

Simone Cristicchi

Questa sera mi sono trovato per caso a vedere uno spettacolo di rara qualità. Entrare in un bar per prendere una coca e scoprire che dalla porta posteriore si poteva assistere a uno spettacolo live di Simone Cristicchi è un’esperienza che si riesce a provare una sola volta nella vita.

Ad accompagnare l’artista c’era un quartetto flauto/violino/viola/violoncello talmente bravo da far venire la pelle d’oca. Il programma dello spettacolo, in parte recitato e in parte cantato, non prevedeva solamente pezzi di Cristicchi, ma anche grandi classici o semplicemente cover di pezzi più o meno noti.

Il concerto si è aperto con un medley strumentale dedicato a De André e con un’inusuale versione quasi parlata de “l’italiano” di Toto Cutugno. Non pensavo che a un certo punto della mia vita avrei apprezzato quel pezzo. Tra le altre cover, “il disertore” di Boris Vian (nella traduzione di Ivano Fossati), “io che ho avuto solo te” di Sergio Endrigo, “mi sono innamorato di te”, di Luigi Tenco. Per il resto si sono alternati interessanti brani di prosa e canzoni proprie di Cristicchi.

Dopo la serata al Thunder Road, questo piacevole imprevisto ci voleva proprio!

Scripting con amule

Amule logo

Tutti voi conoscerete eMule, il celebre client del protocollo eDonkey, forse il programma in assoluto più usato per scaricare ogni genere di file dalla rete peer to peer. Tuttavia il mulo non è da solo perché gli sviluppatori della comunità open source (nonostante eMule di fatto sia già open source) hanno creato aMule, un clone del fratello maggiore, forse meno completo dal punto di vista delle funzionalità, ma con alcuni pregi di tutto rispetto.

  • Funziona su tutti i sistemi operativi, mentre eMule esiste solo per Windows.
  • Può essere installato senza una interfaccia grafica (quindi adatto anche per i server).

Per questi due motivi ho installato aMule sul server di casa mia (con sistema operativo Linux), impostando le ricerche automatiche tramite alcuni script php/mysql e il demone (ovvero un programma costantemente attivato, nulla a che fare col demonio) cron.

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Thunder Road e Marlene Kuntz, pollice verso

Marlene Kuntz

Ieri sera ho avuto il mio primo incontro con il Thunder Road e i Marlene Kuntz, un locale e un gruppo di cui finora avevo solo sentito parlare. Due piccioni con una fava.

La premessa – certamente non delle più allettanti – l’ho avuta con un amico che mi ha detto: “Vai a un concerto dei Marlene Kuntz? Ma tu non c’entri nulla”. Alla mia domanda sul genere del suddetto gruppo, poi, non ha saputo rispondere. Dopo averli sentiti, ho deciso che trattasi di “rock melodico”, abbastanza inflazionato. Tuttavia – diamo a Cesare quel che è di Cesare – forse non era così inflazionato quando il gruppo si è formato, alla fine degli anni Ottanta.

Le locandine davano il concerto alle 23. Siamo arrivati alle 22.55 per scoprire che in realtà sarebbe stato alle “23.30 puntuali”. È iniziato alle 0.20. Cominciamo male, molto male.

Il peggio è stato il cartello fuori dal locale, che recitava: “Ingresso libero, consumazione obbligatoria 10 euro”, mentre le locandine, evidentemente vittime della sintesi, riportavano solo le prime due parole: “Ingresso libero”. A casa mia, questa scelta imprenditoriale si chiama “Ingresso 10 euro, consumazione compresa”, oppure “Ingresso libero, uscita a pagamento”, altrimenti sembra proprio una cosa del tipo “Ingresso libero per pagare meno SIAE e consumazione obbligatoria 10 euro per incassare ugualmente”. Mi informerò per sapere se questa tattica è legale.

Anche il metodo di “controllo” era inutilmente complicato:

  • all’ingresso si viene forniti di un bigliettino con scritto “consumazione obbligatoria”;
  • il bigliettino deve essere convertito alla cassa (dentro il locale) in altri due bigliettini, uno per la consumazione e uno per l’uscita;
  • quello per l’uscita deve poi essere convertito (all’ingresso) in un timbro sulla mano, che serve per potersi muovere liberamente dentro e fuori dal locale.

Non capisco, tra l’altro, come il locale si sarebbe comportato se io, al termine del concerto, fossi voluto uscire senza consumare. Mi trattenevano finché non pagavo i 10 euro? Chiamavano il 112? E se lo chiamavo io accusandoli di sequestro di persona?

Misteri della vita mondana…

Il concerto è stato di medio livello. L’audio non era ottimo e non si capiva una parola di quello che dicevano; il che, considerando che è un gruppo italiano, non è bello. A un certo punto si sono anche bloccati all’inizio di una canzone; il cantante si è scusato: “ho sbagliato, chiedo perdono, sono cose che capitano”. Dubbio feroce su questa frase: un musicista di medio livello, quando sbaglia, di solito si raccapezza senza interrompere tutto il gruppo, no?

Finito il pezzo, cambio delle chitarre – in tutto il concerto è capitato almeno 3/4 volte -, come una valletta al festival di Sanremo farebbe col vestito. Azzardando un giudizio bipartisan, direi che i Beatles e i Rolling Stones non cambiavano le chitarre 3/4 volte durante un concerto.

D’altra parte, facendo mia una frase di Frankie Hi-Nrg, se le vallette del festival di Sanremo sono il vestito che hanno, è possibile che un gruppo sia gli strumenti che suona.

Procter & Gamble

Procter & Gamble career

In un post di qualche mese fa avevo descritto un incontro tenutosi al Collegio Ghislieri su come la Procter & Gamble reclutasse il personale.

Ebbene, colto da un attacco di curiosità, sono andato a fare il famoso “stress test” a Milano lunedì alle 12. La prova consisteva in 50 domande a risposta multipla da rispondere in 65 minuti.

Devo dire che per essere stress è stress, però allo stesso tempo è piuttosto fattibile se non ci si fa prendere dal panico. Per fortuna non era il mio caso, visto che il mio interesse infinitesimo all’assunzione presso la multinazionale. Tuttavia, le altre persone che stavano partecipando alla prova erano effettivamente lì con la speranza dell’assunzione, e molti di loro hanno saltato molte domande.

Non c’era distinzione tra la risposta sbagliata e la risposta non inserita (che, come dice il Prof. Gilardi, permette di distinguere tra l’uomo e la scimmia ammaestrata, quest’ultima abituata a mettere sempre e comunque una croce da qualche parte), tanto che la ragazza che ci “controllava” ha fatto capire tra le righe che l’avvertimento “mancano 5 minuti alla consegna” doveva servire per riempire a caso tutte le risposte per le quali il tempo tiranno non era bastato.

Io ho consegnato addirittura 10 minuti prima, con tanto di stupore dei presenti. Dovrei sapere i risultati in settimana. Stay tuned.

Ps. Oggi è uscito Firefox 3. Mozilla Foundation, promotrice del progetto, ha intenzione di battere il record mondiale di download di un programma in 24 ore. Andate perciò su questo sito e scaricatelo prima delle 19 di oggi (ora italiana), così da potervi ritenere protagonisti dell’evento.

Il Pungolo

Stasera si è giocata Italia-Romania. Praticamente un derby.

La partita inizia senza troppi colpi di scena. La Romania non riesce a sfondare le difese italiane anche perché appena i giocatori oltrepassano la metà campo incontrano sempre i Carabinieri che si appellano all’ultimo decreto legge e cercano di rimandarli indietro.

Nel secondo tempo la partita si riprende. Gol della Romania al 55′. Donadoni invia immediatamente il suo curriculum all’Esselunga. Cercano cassieri.

Poi l’Italia pareggia. “Per fortuna!”, pensa Donadoni dopo la lettera di rifiuto da parte della nota catena di supermercati.

Nel complesso non ci sono stati grossi colpi di scena, a parte la zuccata tremenda tra due giocatori rumeni che ha provocato l’abbandono del gioco su una barella da parte di uno dei due. Arriva subito la dichiarazione della Sinistra Arcobaleno: “Questa è l’ennesima conferma del fatto che le leggi razziali sono eccessive e che gli stranieri si azzuffano tra di loro”.