Occupare il tempo…

Occupazione

Nell’Università di Pavia gli studenti hanno deciso di occupare. Ma in modo democristiano.

Insomma, nel Sessantotto quando gli studenti ce l’avevano con il governo facevano casino. Veramente casino. Ora si fa casino, ma col permesso di mamma e papà. D’altronde che figli di papà saremmo se non fosse così?

Ebbene, l’Aula II di Lettere e l’Aula VI di Scienze Politiche sono occupate. Ma cosa ne pensano le istituzioni? Che domande: sono perfettamente d’accordo. A parte il preside di Economia, prof. Bianchi, che in un suo intervento ha sostenuto una tesi di quelle davvero “rivoluzionaria”: quando era giovane lui si faceva più casino e si spaccava tutto. Loro non erano mica alle prime armi!

Gli studenti di Pavia, invece, occupano in maniera light. Durante il giorno organizzano eventi, offrono caffé, rendono disponibili tutti i quotidiani. Durante la notte dormono. Il tutto solo in un’aula, per gentile concessione. Le lezioni? Spostate in luoghi alternativi, con tanto di note ufficiali sui siti di Facoltà (lettere) (scienze politiche).

Una sera ho voluto assistere personalmente a questa “occupazione” scoprendo che:

  • L’Università non ha chiuso i cancelli per accedere alle aule occupate.
  • Gli studenti hanno però incatenato a doppia mandata i cancelli di cui sopra. Motivazione? Paura degli agguati neonazisti.

Ora, vorrei dare un consiglio ai neonazisti.

Aggiornatevi un po’, non andate in giro a picchiare i comunisti. Non sono veri comunisti, poverini. Credono di esserlo, ma in realtà occupano perché è divertente. Dai, ammettiamolo: è una figata dormire nelle aule universitarie e sentirsi per qualche sera dei veri rivoluzionari formato tascabile, essere in una vetrina e sembrare importanti e indispensabili per il futuro del paese. Almeno avranno qualcosa da raccontare ai figli.

E poi, se si vuole fare uno scherzone divertente, non c’è bisogno di usare la forza. È sufficiente acquistare una bella catena, di quelle antitutto, e “collaborare” alla buona chiusura del cancello. In questo modo il momento di gloria degli occupanti può essere congelato in eterno, per i posteri, in saecula saeculorum.

Effetti collaterali: se l’azione viene attuata lasciando elementi di entrambi i sessi all’interno delle aule, può esserci il serio pericolo che dopo l’apertura delle gabbie questi si siano moltiplicati a dismisura…

Ritardo Trenitalia rimborso

No, non ho perso la capacità di scrivere un titolo decente (semmai qualcuno dei miei 25 lettori pensasse che in passato fossero così); semplicemente voglio che le tre parole incriminate portino risultati utili se vengono cercate su Google.

Trenitalia, infatti, considera il rimborso parziale del biglietto come un “bonus” utilizzabile per i viaggi successivi. Non c’è bisogno di scomodare un laureato in lettere per capire che in latino bonus significa “buono”, un termine dall’accezione vagamente positiva. Trenitalia non ha le idee molto chiare sui ritardi, pensa che siano per il nostro bene: vedete, cari signori, i nostri treni sono sempre in ritardo, così voi risparmiate sui viaggi successivi. Grazie tante!

Per aggiungere utilità a questo post fornisco il link esatto alla pagina delle informazioni sul famigerato bonus.

Riassuntino per i più pigri

Il rimborso… ehm, bonus è valido nei seguenti casi:

  • Il treno “figo” (Eurostar e affini) arriva con più di 25 minuti di ritardo. Il “più di” è da considerarsi un “maggiore” e non “maggiore o uguale”, quindi se il treno ha esattamente 25 minuti di ritardo il viaggiatore se la prende adeguatamente in quel posto. Senza vasellina. In questo caso il rimborso è del 50%.
  • Il treno “figo ma non troppo” (Intercity e affini) arriva con più di 30 minuti di ritardo. Rimborso del 30%.
  • Il treno “figo ma notturno” o “a lunghissima percorrenza” (Intercity notte o Espresso) arriva con più di un’ora di ritardo. Rimborso del 20% o del 30% a seconda del tipo di treno.

Nei primi due casi il bonus è valido anche se il treno non è in ritardo ma ha l’aria condizionata rotta (fatevelo scrivere dal controllore sul biglietto, altrimenti non vale). Se poi è anche in ritardo cavoli vostri, perché il bonus si può avere una volta sola.

Per ottenere il riborso occorre recarsi alla bigliettera di una stazione o spedire alla biglietteria di cui sopra il biglietto del viaggio “incriminato” allegando i vostri dati. Avete 30 giorni dopo la data del viaggio per farlo; Trenitalia ha 6 mesi per rispondervi.

Le prassi non sono leggi…

Monoscopio Rai

Oggi si sono tenute le votazioni per il capo della Commissione di Vigilanza della Rai. Prima di entrare nel merito della questione, è utile spiegare l’importanza di questa carica.

La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi è una commissione parlamentare, ovvero formata da politici, che ha lo scopo di vegliare sul servizio pubblico televisivo italiano. Lo scopo iniziale era quello, nell’ottica di una presenza esclusivamente pubblica nel panorama televisivo del nostro paese, di sorvegliare la Rai per assicurare pluralità di informazione.

Perché questa cosa funzioni, è prassi che a capo di questa commissione venga nominato un rappresentante scelto dall’opposizione: quest’ultima sceglie un candidato e, sempre per prassi, la maggioranza lo vota. Punto.

L’attuale governo vuole essere tuttavia originale: votare, sì, un rappresentante dell’opposizione, ma scelto dalla maggioranza! Veltroni e Casini restano allibiti, ma non troppo, diciamo… pacatamente! L’uno “ma-anchista”, l’altro “ciellino”, invece di proseguire sulla strada scelta dall’Italia dei Valori, ovvero insistere sulla candidatura di Leoluca Orlando, preferiscono uno sdegno al 50%, a metà con una richiesta al partito di Di Pietro di cambiare candidato. Giusto per andare incontro alla maggioranza, per la quale l’ex sindaco di Palermo risulterebbe forse troppo onesto.

In tutto questo, chi ci rimette è sempre lo spettatore. Perché la TV è imparziale; si schiera a destra “ma anche” a sinistra. Il problema, però, è sempre lo stesso: chi si schiera dalla parte dei cittadini?

Cristicchi, i manicomi e quello che la Provincia non dice

Simone Cristicchi

Mercoledì sera si è tenuto, in Aula del Quattrocento, un incontro sulla legge 180/78, normativa unicum a livello europeo che per una volta ci pone al di sopra degli altri Paesi anziché al di sotto come ci hanno abituati i nostri governanti. Dopo i racconti di Adriano Pallotta (ex infermiere dell’Istituto di Santa Maria della Pietà) e Alberto Paolini (per 42 anni paziente dello stesso manicomio), Simone Cristicchi (vincitore del Festival della Canzone Italiana proprio con una canzone sul tema) ha concluso la serata in musica per allietare i presenti e ricordare che, se la legge 180/78 è stata un’innovazione, la 133/08 di cui si discute in questi giorni ci riporta indietro nel tempo e ci sveglia dal sogno che in Italia si fanno normative in base alle necessità di tutti. L’epiteto “Gelmini, vaffanculo!”, con cui il cantante ha personalizzato il brano “Laureata precaria”, di certo riassume al meglio il malcontento generale sulla situazione dell’istruzione in Italia.

Riporto ora il post di Alice Gioia, pubblicato sul blog di Inchiostro, sempre attinente all’evento sopra descritto.

Ci sono giornali che pretendono di essere chiamati tali solo perché sono stampati su un foglio di carta simile a quello che usano i giornali “seri”. Spesso questi giornali sono anche convinti di fare informazione, perché dicono di occuparsi di cronaca locale.
Certo, se per cronaca locale ci si limita al resoconto strappalacrime dell’anziano rapinato, alle lettere dei politici influenti, o ancora alle proteste di indignati cittadini per lo spostamento di un cassonetto della spazzatura. Queste sono le cose che tirano, che fanno vendere.
Le iniziative belle, invece, non fanno audience. Ecco forse perché la Provincia Pavese si è “dimenticata” di parlare della conferenza tenutasi mercoledì sera in un’Aula del 400 gremita di persone. Si è dimenticata di raccontare le storie di tre ospiti speciali (Adriano Pallotta, ex infermiere del manicomio di Santa Maria della Pietà; Alberto Paolini, ex paziente dello stesso manicomio; Simone Cristicchi, cantautore), che sono venuti a raccontare a un pubblico attento ed emozionato il dramma delle istituzioni manicomiali, di cui ci siamo liberati grazie alla Legge 180/78, la Legge Basaglia. Che hanno condiviso le loro esperienze terribili e bellissime, rievocando ricordi dolorosi ma anche episodi significativi, tasselli fondamentali nella storia umana, sociale e politica del nostro paese. Perché la Legge Basaglia è stato solo l’inizio di un lungo percorso portato avanti dal coraggio degli infermieri e dai pazienti dei manicomi, che hanno lavorato insieme per rendere possibile l’apertura dei cancelli che chiudevano fuori il mondo. Spesso sostenuti e coadiuvati dai movimenti studenteschi, che hanno occupato i padiglioni e hanno promosso iniziative e manifestazioni a sostegno di una delle leggi più importanti della storia dell’umanità, apprezzata e studiata dalla comunità psichiatrica internazionale.
La Provincia si è dimenticata di parlare del libro di Adriano, “Scene da un manicomio”, delle poesie e dei racconti di Alberto, del documentario di Simone, “Dall’altra parte del cancello”. Tutte testimonianze preziose e uniche, che dovrebbero essere diffuse il più possibile, per metterci in guardia dai tentativi di riforma di questa legge, portati avanti da gente che non ha nemmeno idea delle atrocità commesse nei manicomi, allora come oggi, nelle blindatissime strutture private che proliferano in tutt’Italia.
Perché, se la Provincia Pavese se ne dimentica, ce ne dobbiamo ricordare noi.

Conformismo anticonformista

Cappottini

Se una ragazza indossa un paio di jeans, è facile trovare un altro essere umano, tendenzialmente dello stesso sesso, con addosso lo stesso identico modello. Ma se l’indumento in questione è un cappotto arancione-pugno-in-un-occhio, la questione potrebbe farsi molto più complessa.

Un po’ come in Facebook, non ci sono scuse troppo stupide per aggiungere nuovi elementi al calderone degli amici; così la Rassegna Stampa mattutina del Festival di Internazionale tenutosi a Ferrara può essere un ottimo modo per fare nuove conoscenze. Sempre che abbiano un cappotto arancione-pugno-in-un-occhio.

Ragazzi di periferia

Ferrara Inchiostro

Ferrara, 3 ottobre 2008, ore 13:20. La Redazione di Inchiostro in trasferta al Festival della rivista “Internazionale” è nel panico. Tra qualche istante riceverà una telefonata dal programma radiofonico universitario Radio Campus Pavia per un intervento in diretta. Computer e chiavetta TIM sono quindi strumenti indispensabili per poter ascoltare il programma, con il cofano dell’auto a fungere da scrivania.

Si parla di Nokia. Quest’ultima ha appena presentato il suo nuovo gioiellino ingegneristico in diretta concorrenza con l’iPhone di Apple, che “in America costa 199 dollari, mentre qui in Italia ci vogliono 499 euro”. Informazione parziale e scorretta: in America è obbligatorio l’abbonamento che ti tiene incollato all’operatore per due anni, mentre in Italia l’ultimo ritrovato tecnologico della Mela si può acquistare senza obblighi. O con questi ultimi, ovviamente, a 199 euro.

L’idea è che alle 13:30 si doveva già essere tutti in pista nella ridente città romagnola, ma la diretta slitta (spazialmente, non temporalmente) vicino all’uscita autostradale di Ferrara Nord, posizionata in una ridente periferia tra un capannone industriale e un incendio.

Il presentatore presenta (nomen omen) le nuove stelle di Radio Campus Pavia: M e G. Nel parlare di viaggi, si divideranno i ruoli come farebbero Qui, Quo e Qua: a M spettano tutti i “cioè”, “insomma”, “allora” e l'”eh” tipico di chi non sa cosa dire; G completerà le frasi per renderle sensate. E milioni di persone andranno all’Oktoberfest per dimenticare, con l’alcool, di aver ascoltato il programma.

L’attesa prosegue. Oltre che spazialmente, la diretta è slittata anche temporalmente. Forse i nostri eroi sarebbero arrivati, se non al Teatro Nuovo dove si svolgeva il primo incontro, almeno all’albergo.

Tocca a G, che presenta senza mezzi termini la mostra di Correggio che si sta tenendo a Parma in questi giorni. Questo suscita l’ilarità del presentatore, che non riesce a trattenersi dopo aver sentito il nome del pittore, peraltro piuttosto famoso.

Alice non sa cosa dire, deve inventarsi qualcosa. Soprattutto deve sembrare davvero davanti al Teatro Nuovo, e i rumori della periferia di Ferrara non sarebbero stati sufficientemente credibili. Il telefono squilla, Alice si chiude in auto dove regna un religioso silenzio.

“Ciao a tutti. Sono qui in piazza a Ferrara davanti al Teatro Nuovo; piazza gremita di gente in attesa del primo incontro del festival… Scusa ma non ti sento bene perché qui c’è un sacco di gente!”

Il fatto che poi nessun incontro si sia tenuto al Teatro Nuovo perché inagibile rimane un’informazione del tutto irrilevante. The show must go on.

Ciao Federico

Federico Boeri

Un piccolo post per salutare una grande persona. Nei giorni scorsi ci ha lasciato Federico Boeri, per molti anni vicepreside del Liceo Scientifico Angelico Aprosio di Ventimiglia.

Riporto lo splendido commento di R. (pubblicherò il nome per intero, se vorrà) lasciato sul gruppo di Facebook creato per ricordare il Prof. Boeri. Credo che rispecchi al meglio quello che ogni suo studente, e più in generale ogni persona che l’ha conosciuto, provi in questo momento.

Maestro di vita non è un termine esagerato, chi ha conosciuto il professor Mario Federico Boeri non può che essere d’accordo.
Caro professore, io La ringrazio per avermi fatto amare la letteratura e la cultura in generale, non dimenticherò mai con quanta partecipazione e sensibilità ci parlava di Dante o di Cicerone, ma anche di storia, filosofia, arte, era sempre un piacere starLa a sentire.
Professore, Lei era unico anche quando si parlava di vita normale, di musica, di gastronomia, di donne, Lei ci aveva portato a Portofino in spiaggia, Lei in quinta ci concedeva tutto, andare al bar, fumare sul balcone, Lei a volte mi ha anche offerto una sigaretta o un caffè, insomma, Lei era proprio una persona speciale, ed eternamente, assieme al Suo ricordo, avrò il rammarico di non averLe mai espresso la mia riconoscenza.
Riposi in pace professore.

Il Verbo

Lourdes

Oggi JR (così mi piace chiamare il nostro Papa amante della modernità) ha dato particolare spettacolo a Lourdes, città rappresentante per eccellenza di miracoli, miracolati, gadget e capitalismo moderno. Durante il suo discorso davanti a 200 mila persone, il noto Capo di Stato della Città del Vaticano ha espresso alcuni concetti basilari per una serena vita nel 2008.

  • Messa in latino. Dopo che la Gelmini ha deciso di distruggere ancora un pochino la già rantolante – un tempo orgoglio nazionale – scuola italiana, JR ha pensato bene di aiutare tutti i cattolici nel loro ripasso per i corsi di recupero di settembre. Chissà se sono previsti anche i sottotitoli in italiano per gli studenti delle scuole professionali.
  • Niente comunione per i divorziati risposati. Questa l’ho apprezzata: il fatto che Casini tecnicamente non possa più fare la comunione in effetti mi dà un sadico senso di piacere.
  • Al bando le unioni civili. Visto che la Chiesa spesso è nota per le unioni “incivili” tra prete e bambino, è comprensibile che le parole “unione” e “civile” stonino un po’. Va detto che la critica è stata mossa in un paese, la Francia, che ha legalizzato le unioni civili nel 1999: paese che vai, merda che spari! Almeno non lamentiamoci troppo che JR si intromette solo nelle nostre questioni politiche.

Spartiti di Warcraft II

Warcraft II

Capita spesso che di alcuni grandi film rimane impressa negli spettatori più la musica del film stesso. A me è successo con un videogioco: Warcraft II. Le sue musiche, che nella versione originale erano inserite nel CD come tracce audio, sono costantemente nelle mie orecchie. Credo che creino una sorta di dipendenza per quanto sono melodiche ma al contempo armonicamente complesse e ricche di arrangiamenti. Peccato solo che le incisioni originali siano probabilmente create tramite un computer e non suonate da una vera orchestra.

Ieri sera, scartabellando internet, ho trovato un sito che contiene varie centinaia di spartiti di musiche dei videogiochi. Tra queste ho scaricato, incredulo, anche due PDF con le note di due dei dodici motivi di Warcraft II. Una volta scaricate e stampate, ho constatato che ci vorranno settimane, forse mesi, di studio prima che io possa dire vagamente di saperle suonare.

Non perdo altro tempo: devo rimboccarmi le maniche e cominciare!