Amicizie impossibili

Ogni tanto, ancora oggi, mi arrivano richieste di amicizia su Facebook da parte di persone che persone non sono. Ora, io posso capire il divertimento di aprire l’account de “La Lavandera Dal Burg”, ma i vari editori, negozi ed enti vari no, quelli non li sopporto.

Facebook mette infatti a disposizione degli account appositi, gestibili tramite account tradizionali (e quindi senza dover entrare con due utenti), con una serie di strumenti di marketing fatti apposta per aziende, enti, editori. I vantaggi sono innumerevoli:

  • La privacy degli utenti non viene compromessa: l’amministratore di una “pagina fan” non può curiosare negli account utente degli iscritti, come potrebbe fare un amico.
  • Non c’è limite al numero di fan: Facebook sostiene (a mia opinione sovrastimando, tra l’altro) che una persona non possa avere più di 5.000 amici. Questo limite non esiste per gli account “fan”.
  • Non c’è bisogno di autorizzazione: niente approvazione di massa di decine e decine di richieste al giorno. Vuoi essere fan di Coca Cola? Clicca e sei fan! Non ti piace più? Clicca ed è fatta.
  • Si possono visualizzare statistiche e informazioni sulla variazione del numero di fan e su loro età, sesso, provenienza.

Spero che nelle prossime politiche di Facebook ci sia una seria campagna di pulizia a tappeto degli account personali non associati a persone (e, pazienza, farò a meno della “Lavandera”).

Lavare se stessi bene

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Il titolo di questo post può avere due significati:

  • la risposta alla domanda: “Cosa dovresti fare oggi?”. Lavare, se stessi bene.
  • la risposta alla domanda: “Cosa devono fare le persone pulite?”. Lavare se stessi, bene.

Ecco, per questo e altri motivi le maestrine della scuola elementare, della scuola media inferiore e superiore dovrebbero lasciare da parte la frustrazione della regolina e riflettere. Almeno come fa l’Accademia della Crusca, che delle regole fa un motivo della propria esistenza, eppure: l’accento su “sé” deve essere utilizzato anche nella formula “sé stesso”, “sé stessa” e varianti. Gli scettici possono guardare qui.

Poi c’è chi può, come Oriana Fallaci: è riuscita a convincere una casa editrice come Rizzoli (che vieta l’uso dell’accento su “sé” nella formula “sé stesso” e variazioni) a lasciare l’accento anche nel titolo del suo libro “Oriana Fallaci intervista sé stessa”.

Tenco 2010

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Anche quest’anno a Sanremo si è tenuto il Premio Tenco 2010. Tra gli ospiti Vinicio Capossela, Renzo Arbore, Samuele Bersani, gli Skiantos e una brillante Carmen Consoli. Che ci ha ricordato una banalità dimenticata purtroppo dalla maggior parte degli italiani: la chiamano escort, ma vuol dire troia.

Spostamento server

Chiedo scusa ai miei venticinque lettori, ma in questi giorni ho spostato il server dove questo sito è hostato (insieme a molti altri), quindi ci sono state parecchie ore di vuoto. E sempre per questo motivo non ho avuto tempo e modo di scrivere.

Da domani, però, si ricomincia a raccontare qualunque cosa mi venga in mente!

Rimettiamo a posto

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Chiedo all’archeologia di smettere di scavare. Quello che riporta alla luce lo guastiamo e lo mandiamo in rovina. Chiedo di ricoprire gli scavi di Pompei con cenere spenta per poterli affidare alle generazioni future che saranno costrette a essere migliori, visto che peggiori non si può. Siamo eredi senza merito e tutori di una ricchezza che appartiene all’umanità e non alla competenza di un ministero. Questa ricchezza è quanto di meglio abbiamo da offrire al mondo e siamo responsabili di questo di fronte al mondo. L’immagine dell’Italia all’estero è sfregiata dal ridicolo di certi pruriti anziani e dall’indecente incuria della bellezza ricevuta in dote. Custodire e tramandare la bellezza è la definizione più elementare di civiltà.

Erri de Luca

Leggiamo gratis il Corriere

Se provate a entrare sul sito del Corriere della Sera con un iPhone, verrete automaticamente mandati sulla versione mobile del quotidiano, dove gli articoli sono visibili solamente previo pagamento di una sorta di abbonamento. A un prezzo allucinante, tra l’altro.

I navigatori più furbi, però, noteranno che andando sullo stesso sito dal computer di casa i contenuti sono forniti in maniera gratuita.

Ebbene, che cosa è che dice al sito del Corriere che stiamo navigando da un iPhone invece che da un computer? Semplice: la pagina del quotidiano verifica con quale browser ci si sta collegando, nello specifico trattasi di Safari Mobile.

Ora, basterebbe poter obbligare Safari Mobile a mentire: “dì al sito del Corriere che sei Safari normale, o magari, perché no, Firerfox”. Ebbene, Safari non ha questa opzione, ma un altro browser sì. Si chiama Atomic Browser, è perfettamente legale e costa solamente 79 centesimi. Nelle impostazioni del programma è presente la voce “identify browser as” nella quale selezionare “Safari Desktop” o, perché no, “Firefox 3”.

Ora andate su www.corriere.it e il gioco è fatto!

La televisione che non c’era

Sono ormai quasi 10 anni che non ho la televisione. Dopo la mia dipartita dalla Liguria e lo sbarco nella nebbia pavese, pensavo che una scheda TV per il computer avrebbe fatto le veci della televisione. Invece non ne ho nemmeno mai sentito la necessità e ora giace dimenticata da qualche parte in soffitta.

Un po’ è stata colpa del nuovo ambiente dove mi trovavo – il Collegio – un po’ sicuramente il crollo della qualità dell’offerta televisiva italiana.

Tuttavia, dopo così tanti anni, lunedì sera la televisione un po’ mi è mancata. Ho riparato ieri, quando sono andato sul sito del varietà di Fazio e Saviani, Vieni via con me, e mi sono guardato la trasmissione da lì.

Ecco, in questo momento mi sono venuti in mente i mitici Anni Novanta, quelli in cui la televisione era davvero un mezzo potente, capace di far sorridere, piangere, incazzarsi; e ovviamente trasmettere informazioni utili e “acculturare” un po’ la popolazione.

Per fortuna a nulla è servito l’ostruzionismo della dirigenza Rai, che voleva impedire la realizzazione della trasmissione. “Prendono troppi soldi”, dicevano. Ma si dimenticavano che certe persone fanno spettacoli per mestiere. Il buon Benigni non è un commerciante di frutta che a tempo perso si improvvisa showman. Benigni è uno showman professionista, e come tale va pagato. Ha fatto bene a sottolinare come anche Masi, allora, dovrebbe rinunciare allo stipendio, se davvero la Rai versa economicamente in cattive acque. E se poi si pensa che la tramissione ha avuto picchi di 9 milioni di persone (proprio grazie a quel Benigni che ha lavorato gratis), forse gli incassi superano nettamente le spese. Basti pensare che uno spot pubblicitario in un programma di quel livello può costare fino a 100mila euro.

Vedremo con le prossime puntate, cosa ci riserverà questa nuova coppia di uomini di spettacolo; vedremo se le cose cambieranno ora che – ormai è palese – si torna alle urne; e vedremo se, magari, cambierò idea e andrò a comprarmi uno di quei nuovi televisori per riprendere le vecchie abitudini ormai dimenticate. Come, ad esempio, guardare la televisione e pagare il canone Rai.

Maledette emoticon

C’è stata un’era pre-emoticon, vero?

Me lo chiedo, per un motivo semplice: non me lo ricordo. Le emoticon sono talmente radicate ormai nella mia vita da “tastiera”, che non riesco a ripensare a quando nella precedente vita da “carta e penna” non le usavo. Perché tra l’altro anche nell’odierna vita da “carta e penna” le emoticon la fanno da padrone.

Eppure una volta si riuscivano a esprimere gioia, risate, rabbia, tristezza anche senza faccine. Il risultato era garantito, senza segni di interpunzione messi a caso e senza fraintendimenti.

Ora, per esprimere solo a parole gli stessi sentimenti devo pensarci su, sbatterci la testa, magari senza raggiungere l’obiettivo.

Mi verrebbe da dire: che tristezza; ma forse il messaggio non passerebbe come vorrei. Non bene come in questo modo

🙁

Comunicazione scientifica

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Mi piace scrivere. Davvero. E scrivo di tutto, quando capita. A volte racconti, a volte articoli, a volte post per il blog.

Una delle cose che più amo che che più mi riesce meglio, però, è la divulgazione scientifica: sto seguendo un Master, a riguardo, e ho seguito vari seminari.

Tuttavia, solo un corso mi ha davvero appassionato dalla prima all’ultima lezione, ed è quello di Marco Cagnotti, che da oggi ha ripreso al Collegio Nuovo, tutti i lunedì e martedì sera, dalle 17 alle 19.

Lo consiglio vivamente a chiunque voglia capire come funziona il mondo della divulgazione scientifica, ai futuri giornalisti e anche a tutti coloro che vogliono tappare un buco di tre crediti nel piano di studi in un modo un po’ più divertente del solito.

Info: http://www.lcsd.it

Il patrimonio artistico italiano

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Il crollo della Scuola dei Gladiatori di Pompei non stupisce. In un momento storico per il nostro paese in cui la crisi falcidia migliaia di posti di lavoro e il Governo pensa solo a salvare il premier dai processi, è ovvio che il primo punto dove i fondi vengono tagliati è la cultura. In particolare quella dei restauri delle opere esistenti. L’Italia è una delle nazioni del mondo che, paradossalmente, possiede più patrimonio artistico di qualunque altra ma investe una quantità infima di risorse economiche per tutelarne la conservazione.

Un problema, però, non esiste finché non viene giù qualche pezzo di Pompei 0 finché qualcuno non ne parla seriamente. Se la natura pensa al primo punto senza troppi problemi, il Giornale di Socrate al Caffè, insieme con Studium Artis e con il Comune di Pavia, si occupa del secondo, ovvero parlarne.

In calce allego l’invito di Sisto Capra, direttore responsabile del Giornale di Socrate al Caffè, per un incontro che vuole trattare proprio l’aspetto della conservazione del patrimonio artistico che fa dell’Italia la meta turistica più ambita del pianeta.

Cari amici,
la tutela del patrimonio d’arte è diventato uno dei temi decisivi in un Paese come l’Italia, che è la culla dei tesori artistici, e in una città come Pavia che è tra i gioielli dell’arte e della cultura. È gradito rivolgervi l’invito a partecipare al convegno “Il patrimonio artistico: tutela e valorizzazione”, organizzato dal “Giornale di Socrate al Caffè” e da Studium Artis, con il patrocinio del Comune di Pavia, che si svolgerà presso la sala conferenza Broletto (ingresso da piazza Cavagneria) giovedì 11 novembre alle ore 16,30.

Interverranno:
Domenico Sedini, amministratore delegato della società Studium Artis, specializata nella tutela del patrimonio d’arte;
Gianmarco Centinaio, assessore alla cultura del Comune di Pavia;
Giorgio Forni, assessore alla cultura del Comune di Vigevano;
Susanna Zatti, direttore dei Musei Civici di Pavia;
Gianluca Poldi, fisico ed esperto di diagnostica delle opere d’arte, Università di Bergamo;
Alfonso De Nicola, titolare di “Mondo Assicurativo” di Pavia

Moderatore: Sisto Capra, direttore responsabile de “Il giornale di Socrate al caffè”