Siamo andati sulla Luna

Venerdì scorso sono stato invitato da Marco Cagnotti, giornalista svizzero del Corriere del Ticino, ad una conferenza organizzata, tra gli altri, anche da lui, il cui titolo era “L’eredità dell’Apollo 11 e il futuro umano nello spazio”. Il relatore, Luciano Anselmo, ricercatore presso il CNR di Pisa, è riuscito in due ore a mantenere alta l’attenzione del pubblico parlando della storia dell’esplorazione umana dello spazio e della passione che decine di migliaia di persone hanno messo in quest’avventura rendendo possibile ciò che da sempre era considerato impensabile.

In particolare, alcuni aspetti della conferenza hanno catturato la mia attenzione.

  • Le motivazioni che hanno spinto gli americani ad intraprendere questa colossale avventura.
    Alla fine degli anni cinquanta, i veri mattatori dello spazio erano i Russi. Loro hanno mandato la prima sonda nello spazio, loro hanno inviato il primo essere vivente nello spazio (la cagnetta Laika), loro hanno inviato il primo uomo nello spazio. Proprio per quest’ultimo motivo, capitato nell’aprile del 1962, in un periodo critico per la storia americana (la CIA stava cercando di ribaltare senza successo il governo di Castro a Cuba), il Presidente Kennedy in un suo celebre discorso annuncia che entro la fine del decennio un americano sarebbe arrivato sulla Luna, vi avrebbe messo piede e sarebbe ritornato incolume sulla Terra. Il discorso racchiudeva tre punti chiave: la distanza temporale relativamente breve entro cui compiere la missione, la scelta del nostro satellite come obiettivo, l’idea che gli astronauti sarebbero dovuti ritornare sani e salvi a Terra. Le parole di Kennedy si sono avverate nel 1969, il 20 luglio, davanti a 600 milioni di persone sparse in tutto il pianeta.
  • Perché dopo la missione Apollo (1961-1972) non siamo più tornati a passeggiare sulla Luna?
    Semplice: non ci sono i soldi. L’idea di un allunaggio con successiva passeggiata non era altro che una mossa pubblicitaria del governo americano. Nessuno l’aveva mai fatto, benché se ne parlasse da migliaia di anni. Inoltre la scelta di questo obiettivo metteva gli Stati Uniti, scientificamente indietro ma con un potenziale economico pressoché illimitato, in grado di competere con i Russi. Qualunque altra missione “intermedia” scelta da Kennedy sarebbe stata comunque troppo alla portata degli avversari. Sparare in alto era l’unico mezzo per partire ad armi pari. Ora l’obiettivo è raggiunto e, come tale, si è compreso appieno quanto scientificamente sia stato inutile, per cui ulteriormente inutile rimane ripetere l’esperienza. Inoltre, ed è un motivo non di secondaria importanza, i 40 anni che ci dividono da quell’epoca ha inevitabilmente azzerato il know-how scientifico necessario. Per poter ripetere l’esperienza sarebbero necessari probabilmente gli stessi soldi e lo stesso tempo impiegati negli anni Sessanta.
  • Cosa ci ha lasciato la missione Apollo?
    Da un punto di vista strettamente scientifico, nulla di più di quello che anni dopo ci hanno lasciato i robottini spediti in giro per il nostro satellite. Da un punto di vista prettamente umano, invece, ha permesso all’uomo di superare le barriere del logico e del possibile, dimostrando in maniera assolutamente lapalissiana che “volere è potere”. Non è però solamente una questione economica: la missione Apollo per mandare l’uomo sulla Luna è stato forse il primo evento che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone le quali, come viti e bulloni di una macchina incredibilmente complessa, è riuscita in un intento nobile e impensabile fino a qualche anno prima.

Peccato è, però, pensare che tutta la conoscenza acquisita sia in gran parte irrecuperabile. Anche la tecnologia necessaria per costruire gli Space Shuttle (gli Stati Uniti ne possiedono ancora tre) sta rischiando grosso, a causa degli enormi tagli che i vari governi stanno facendo per i progetti spaziali. Credo tuttavia che sia giusto così: l’esplorazione del nostro Universo deve rimanere un “vizio”, un passatempo in cui, sì, investire tempo e denaro, ma senza dimenticare che esistono ancora adesso necessità e situazioni di assoluto degrato e di qualità della vita troppo bassi perché possiamo essere davvero orgogliosi di aver messo piede sulla Luna.Per coloro interessati alla visione della conferenza, segnalo il link della pagina di Paolo Attivissimo su Youtube dove sono inclusi tutti gli spezzoni dell’incontro.

2 thoughts on “Siamo andati sulla Luna

  1. C.V.D.
    Un post che ti potevi risparmiare. Un riassuntino di una conferenza alla quale hai assistito. Perché? Che senso ha?
    Altra fuffa nella blogosfera.
    S.

  2. Forse hai ragione, forse no.

    Non si tratta del mero riassunto della conferenza, ma della sintesi di quelli che io ho interpretato come punti chiave di tutto il discorso. Non ho inserito alcuna descrizione tecnica delle Missioni Apollo, né altri particolari interessanti ma facilmente reperibili su Wikipedia.

    L’intento di questo post è far passare quel particolare messaggio che io ho ricevuto seguendo la conferenza, e che probabilmente nemmeno i dettagliatissimi libri sull’argomento riescono a regalare appieno al lettore.

    A.

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