Disinfografica

Infografica de La Stampa

Ieri su “La Stampa” è stato pubblicato un articolo di divulgazione informatica riguardo al “peso” di ciascun abitante della Terra. In particolare l’autore sottolineava come ognuno di noi in media “occupi” 45 Gigabyte di spazio digitale. A parte l’affidabilità di questo dato (credo che sia più precisa la stima sul numero di gocce che ci sono nel mare), è notevole come l’infografica centrale abbia preso una delle più grosse cantonate che io abbia mai visto. Almeno per quanto riguarda l’ambiente informatico.

L’articolo, a partire dal bit, arriva a spiegare a cosa corrisponde il fantomatico Gigabyte che, per i più profani, potrebbe effettivamente rappresentare un dato tanto piccolo quanto grande.

Il bit, come correttamente recita l’articolo, è l’unità più piccola che un computer può prendere in considerazione. Esso può assumere solamente valori 0 e 1, acceso e spento, come ognuno di noi potrebbe aspettarsi. In pratica, come l’essere umano utilizza la base 10 perché ha 10 dita nella mano, il computer utilizza la base 2 perché riesce a comprendere appieno solamente i concetti elementari di “acceso” e “spento”.

Dopo il bit arriva il byte. Di nuovo, correttamente, il giornalista ci racconta che quest’ultimo è formato da 8 bit. Non ci spiega il motivo di questa scelta, che è dettata semplicemente dalla praticità: così come per l’uomo 100 è una cifra tonda perché è 10 x 10, così lo è 8 per un computer, in quanto trattasi di 2 x 2 x 2.

Ecco che ora arriva la chicca: un Kilobyte è formato da 1000 byte. Non c’è affermazione più scorretta di questa. Come detto prima, il numero 1000 è comodo per la nostra percezione perché è 10 x 10 x 10, ma lo stesso ragionamento non vale per un computer, visto che a detta di quest’ultimo il numero 1000 non è altro che un valore come un altro, nemmeno particolarmente comodo. Il valore più vicino a 1000, tra quelli comodi per un sistema in base 2, è 1024, in quanto prodotto del numero 2 per se stesso 10 volte, ovvero 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2. Una manna per i nostri fedeli amici a transistor, insomma, che però il giornalista deve aver dimenticato.

Per convenzione, quindi, si è stabilito che in ambito informatico i vari prefissi Kilo-, Mega-, Giga-, Tera-, Peta- ed Exa- indicassero la moltiplicazione per 1024 invece che per 1000. Tale convenzione è chiaramente dettata dalla vicinanza di 1024 a 1000, il che rende l’approssimazione a 1000 vicina al valore effettivo. Tuttavia, in un articolo di giornale atto a spiegare proprio cosa fossero quei 45 Gigabyte che ognuno di noi occuperebbe, la precisione sulla sua definizione non poteva essere trascurata in modo così palese.

A trovare sempre il pelo nell’uovo, l’articolo scrive le varie unità di misura (Kilobyte, Megabyte, ecc.) con la lettera minuscola. Qualcuno dovrebbe spiegare al giornalista che tali termini vanno scritti maiuscoli…

One thought on “Disinfografica

  1. Secondo me è una questione di etica professionale. Non sarebbe costato nulla dire che il valore corretto era 1024 ma che si approssimava facilmente a 1000. E poi dal punto di vista del lettore non sarebbe cambiato nulla. A questo che gliene frega se sono 1000 o 1024? 🙂

    Sta di fatto che l’informazione è scorretta.

    Per la maiuscole/minuscole l’errore è forse minore. Ma cosa potrebbe dire Apple se scrivessero ipod o Ipod al posto del “corretto” iPod? Se un giornalista ritiene di essere abbastanza competente su un argomento da scriverne un articolo, deve poi comunque accettare le “sculacciate” per gli errori, madornali in questo caso, che commette.

    Tornando al tuo commento: in un articolo sullo spazio occupato dalla nostra vita digitale, che errori più gravi potevano essere commessi se non quello di sbagliare sulla spiegazione dell’unità di misura utilizzata per quantificarla? 🙂

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