Cancro XVI

Si parla spesso di tumori e di come curarli, senza sapere che quello più grave e subdolo è la Chiesa Cattolica. Come il cancro devasta famiglie, vita e società, così il Vaticano con i suoi interventi che – ahimè – ancora muovono decine di milioni di persone, riesce a intensificare malattie e mettere a repentaglio altrettante vite umane. Basti pensare al proibizionismo nei confronti del profilattico, che provoca la diffusione di virus come l’HIV e conseguentemente la morte di milioni di persone, spesso bambini.

Per fortuna, però, qualcuno ha trovato un vaccino contro questa malattia (la Chiesa): si chiama Barack Obama o, più genericamente, estero. In altre parole, l’unica nazione ancora veramente infetta da questo morbo è l’Italia, nostro malgrado focolaio primario del malore.

Perché nazioni cattoliche come Spagna e Stati Uniti riescono a proporre matrimoni gay, finanziamenti per gli aborti, pillola del giorno dopo gratuita? Semplice: questi stati sono veramente laici.

L’Italia, purtroppo, ha due grossi problemi in relazione alla Chiesa Cattolica, che ne fanno uno stato meno laico di come crediamo.

La Costituzione

Il primo problema risiede nella nostra Costituzione, precisamente negli articoli 7 e 8.

Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

In pratica l’articolo 8 stabilisce che tutte le religioni sono libere, ma l’articolo 7 pone regole particolari nel caso della Chiesa Cattolica. In parole povere: tutte libere, ma non tutte uguali.

Si dice infatti che i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi, un insieme di leggi, la cui ultima revisione risale a Craxi, che di fatto entrano nella Costituzione e che hanno bisogno dell’approvazione di entrambe le parti (Stato e Chiesa) per poter essere modificate. A mio parere, questo articolo andrebbe abolito.

L’otto per mille

Il secondo motivo per cui la Chiesa Cattolica risulta privilegiata è il sistema, piuttosto “malato”, che governa il gettito dell’otto per mille.

Ogni contribuente, al momento della dichiarazione dei redditi, può scegliere se firmare per lo stato o per una delle sei confessioni riconosciute: Chiesa cattolica, Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Attenzione: ponendo la firma non si sta donando il proprio otto per mille alla Chiesa selezionata. Questo è l’errore più comune sentendo parlare di otto per mille.

In realtà l’otto per mille di tutti i contribuenti italiani viene spartito in base alle firme ricevute. Per capire perché in realtà non si sta dando l’otto per mille delle proprie tasse facciamo un esempio con quattro contribuenti.

  • Alberto, 1.000 euro di tasse, firma per la Chiesa Cattolica.
  • Barbara, 200 euro di tasse, non firma.
  • Claudia, 300 euro di tasse, firma per la Chiesa Cattolica.
  • Daniele, 10.000 euro di tasse, firma per lo Stato.

Se la firma significasse effettivamente donare l’otto per mille delle proprie tasse, si avrebbe la seguente suddivisione:

  • Stato: otto per mille di 10.000 euro (Daniele) = 80 euro.
  • Chiesa Cattolica: otto per mille di 1.300 euro (Claudia) = 10,40 euro.
  • Non assegnati: otto per mille di 200 euro (Barbara) = 1,60 euro.

La differenza tra “Stato” e “Non assegnati” esiste, perché lo Stato si impegna a utilizzare i fondi dell’otto per mille per operazioni assistenziali, mentre il resto sono (o meglio, dovrebbero essere) tasse normali da utilizzare per i servizi.

In ogni caso la situazione non è questa, in quanto il totale dell’otto per mille viene suddiviso in base alle firme ricevute, indipendentemente dal reddito del singolo individuo. Quindi avremo una contribuzione totale di 11.500 euro, il cui otto per mille è 92 euro. Questa cifra verrà poi suddivisa in base alle firme effettivamente ricevute:

  • Chiesa Cattolica: 2/3 delle firme = 61,33 euro.
  • Stato: 1/3 delle firme = 30,67 euro.

La differenza è notevole. Tuttavia, non è tanto negli euro di questo esempio (un po’ “estremo”) che si nasconde l’assurdità della legge, ma nel fatto che, qualunque sia la destinazione del nostro otto per mille, una percentuale andrà comunque alla Chiesa Cattolica. Noi non possiamo fare nulla per evitare questo sperpero di denaro, se non limitare i danni scegliendo oculatamente come firmare. In particolare dobbiamo tenere in considerazione vari aspetti:

  • I soldi vengono divisi tra tutte le confessioni riconosciute in base alle firme ricevute, quindi la scelta peggiore è quella di non firmare.
  • Alcune confessioni religiose hanno regole rigorose riguardo alla destinazione dei fondi. In particolare la Chiesa Valdese dichiara di utilizzare l’intero gettito del suo otto per mille per progetti assistenziali e non per motivi di culto. Ovviamente la Chiesa Cattolica non soddisfa questo requisito. Non solo: nemmeno lo Stato lo ha soddisfatto nel 2004, anno in cui per mancanza di fondi ha prelevato parte delle quote derivanti dall’otto per mille e le ha utilizzato per scopi non assistenziali, tra i quali la controversa partecipazione alla guerra in Iraq.
  • Non tutti i legittimi destinatari accettano anche il denaro che non spetta loro, ovvero quello delle firme non espresse. In realtà solo tre istituzioni tengono tutto il malloppo: Stato, Chiesa Cattolica, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Insomma, sempre i soliti “taccagni”.

Personalmente, alla luce delle riflessioni appena espresse e messo sul piatto della bilancia da una parte il mio ateismo e dall’altra la legislazione così assurda, ho deciso di donare il mio otto per mille alla Chiesa Valdese, l’unica che a mio parere tiene un comportamento eticamente sostenibile.

Postilla finale

Ci lamentiamo continuamente che i musulmani non si integrano a sufficienza nel nostro Paese, e che occorre rispettare le leggi del territorio dove si vive. Benissimo: perché, dunque, la religione islamica non compare tra quelle ufficialmente riconosciute dallo Stato? Non sarebbe il caso di parificare tutte le confessioni (mancano anche i testimoni di Geova e i buddisti, per citare i più famosi) diminuendo così il numero di firme inespresse?

O anche: non sarebbe il caso di informare bene i cittadini riguardo all’otto per mille? E non sarebbe più politically correct vietare gli scandalosi spot televisivi e manifesti a favore dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica?

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